Che ieri dovesse essere una giornata di fuoco sulla Giustizia, essendo in programma le comunicazioni alle Camere del Guardasigilli Carlo Nordio, si sapeva. Ciò che invece si ignorava è che proprio ieri sarebbe deflagrato uno degli scandali potenzialmente più gravi della storia repubblicana. E a farlo esplodere, ancora una volta, un’inchiesta di Report (in onda domenica prossima su Rai 3, in prima serata), a firma Carlo Tecce, anticipata ieri da una clip.
Nei pc dei tribunali italiani il software spia ECM
Secondo la trasmissione di Sigfrido Ranucci, infatti, nei circa 40mila computer di tutti i tribunali italiani – da quelli dei dipendenti non togati fino ai giudici e magistrati di ogni ordine e grado – sarebbe installato un programma in grado di spiare l’attività dell’utente, senza lasciare traccia.
Il software si chiama ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager). Acquistato dal ministero di Grazia e Giustizia nel 2019, ECM è un gemello del più famoso Anydesk, che, però, a differenza di quest’ultimo, non lascia tracce quando viene utilizzato, né avverte l’utente spiato. Quando ECM è attivato, permette all’intruso sia di videosorvegliare l’utente davanti al Pc, sia di sostituirsi a lui, agendo sui documenti, senza lasciare alcuna traccia.
“È un prodotto della Microsoft – spiega Report – che serve a gestire in modo centralizzato dispositivi, ideato per la gestione di totem, o postazioni di un supermercato, non certo per le postazioni più sensibili dal punto di vista della sicurezza”. “Dal 2019 – prosegue – i tecnici del dipartimento tecnologica del Ministero della Giustizia lo hanno installato su tutti i dispositivi presenti nelle Procure, Tribunali, uffici giudiziari d’Italia, all’insaputa dello stesso Ministro della Giustizia Bonafede“.
Il controllo remoto è disattivato, ma facilmente attivabile
“Il controllo da remoto – sottolinea Report – è disattivo nelle impostazioni di default previste dal Ministero, ma qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all’insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi”.
Sempre nella ricostruzione di Report, un testimone che lavora presso la Presidenza del Consiglio racconta di come il caso sarebbe stato sollevato da una Procura piemontese nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero, fornendo versioni che però (avverte la trasmissione) si dimostreranno non corrispondenti a verità.
Il testimone del ministero: “I giudici non sanno di essere spiati”
“I procuratori, i magistrati, i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare le loro inchieste, le loro indagini, provvedimenti, c’è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer. Cioè c’è sempre qualcuno che può videosorvegliare che cosa fanno in ogni momento della loro attività quotidiana, dal mattino in cui entrano in ufficio fino alla sera in cui spengono il computer”, ha affermato un testimone chiave della vicenda.
La prova del giudice Tirone che mostra la penetrabilità del sistema
A supportare quanto affermato, Report ha anche pubblicato uno spezzone dell’intervista rilasciata dal giudice del Tribunale di Alessandria, Aldo Tirone. “Sono venuto a conoscenza del software dalla confidenza di un tecnico informatico – ricostruisce il magistrato -. Mi ha detto che sui nostri computer è installato un sistema che consente, all’insaputa dell’utente, di essere “spiato”. La mia prima reazione è stata di incredulità, mi sembra una cosa troppo grossa, ho pensato subito alla segretezza delle indagini. Ho chiesto quindi di fare una prova. In contatto con un altro tecnico informatico che lavorava con un altro ufficio giudiziario”.
“L’interlocutore – prosegue il giudice – mi chiedeva se vedevo qualcosa di strano sullo schermo del mio pc. E gli ho risposto ‘no’. E lui ha replicato: ‘sappia che la sto già vedendo’“. Allora, aggiunge Tirone, “ho aperto un file chiamandolo ‘Dante’. Lui mi ha risposto di vedere il file appena aperto da me: la prova evidente che vedesse quanto stavo facendo. Non mi è mai apparsa una finestra in cui si chiedeva una autorizzazione, nessun alert”.
L’interrogazione a Nordio dell’on Fdi Pozzolo
Secondo quanto scrive Emanuele Pozzolo (ex FdI, noto per la vicenda dello sparo di Capodanno) nell’interrogazione presentata ieri già “nel 2024 una Procura italiana avrebbe sollevato formalmente il problema, ricevendo rassicurazioni ministeriali successivamente rivelatesi (…) non rispondenti al vero; risulterebbe inoltre che la vicenda sia stata messa a tacere dai vertici amministrativi del Ministero della Giustizia, anche su sollecitazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, circostanza che, se confermata, configurerebbe un fatto di eccezionale gravità istituzionale”.