Un suicidio senza biglietto d’addio. L’ex presidente Antitrust Catricalà soffriva di depressione. È stato uno degli uomini più influenti d’Italia

Antonio Catricalà
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Antonio Catricalà non c’è più. Avvocato, magistrato, dirigente della pubblica amministrazione, politico e manager, apprezzato trasversalmente da forze politiche di diverso colore, è stato capo di gabinetto di diversi ministri, segretario generale alla presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi, sottosegretario alla presidenza con Mario Monti, vice ministro allo Sviluppo con Enrico Letta, garante della Concorrenza. Attualmente numero uno di Aeroporti di Roma, nominato nei giorni scorsi presidente dell’Istituto grandi infrastrutture, lavorava nello studio legale che portava il suo nome e quello del collega Lipani.

CARRIERA SFOLGORANTE. E’ stato trovato morto ieri mattina nella sua abitazione a Roma, nel quartiere Parioli. Si è suicidato sparandosi un colpo di pistola. Secondo quanto si è appreso, l’arma era regolarmente detenuta. Agli investigatori la moglie, che ha trovato sul balcone il corpo senza vita e che era in casa al momento dello sparo, ha dichiarato che “il marito era solo un po’ depresso e che soffriva di alcune lievi patologie, niente di particolarmente grave”.

Un sopralluogo è stato compiuto all’interno dell’abitazione dagli uomini della Polizia scientifica. I pm della procura di Roma hanno aperto un fascicolo sulla morte. Non sarebbero stati trovati biglietti di addio. Sposato e con due figlie, Catricalà era del 1952 e aveva compiuto 69 anni il 7 febbraio. Nato a Catanzaro, la sua famiglia era originaria di Chiaravalle Centrale, comune di cui da diversi anni era cittadino onorario. E nella sua Calabria, a cui era rimasto profondamente legato, tornava spesso.

Dopo gli anni del liceo classico a Catanzaro si era trasferito a Roma. Laureatosi con lode in Giurisprudenza all’Università La Sapienza a 22 anni, è stato allievo di Pietro Rescigno. Una carriera brillante la sua. Vincitore del concorso in magistratura a 24 anni e del concorso come avvocato dello Stato a 27, diventa consigliere di Stato a 30 anni. Ha anche studiato economia e scienza dell’amministrazione presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, in cui, come Mario Draghi, ha avuto come maestro Federico Caffè.

L’intercambiabilità tra ruoli politici e ruoli tecnico-manageriali è stata una sua costante. Dopo l’esperienza negli anni ’90 di capo di gabinetto di ministri di governi di segno diverso (da Giuliano Urbani con il governo Berlusconi ad Antonio Maccanico col governo Prodi, per citarne due), nel 2001 approda come segretario generale a Palazzo Chigi per volere del leader di Forza Italia.

Nel 2005 diventa presidente dell’Antitrust. Fino al 2011 quando Monti lo fa ritornare a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La sua esperienza governativa si conclude con l’ultimo incarico di viceministro dello Sviluppo Economico con Flavio Zanonato, con delega alle comunicazioni, nel governo Letta. ll 30 giugno 2015 viene nominato presidente dell’Oam (Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi). E nel 2017 appunto diventa presidente di Adr.

Catricalà ha insegnato all’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Ed è stato anche professore di ruolo in Diritto privato all’Università Unipegaso e professore a contratto di Diritto dei Consumatori all’Università Luiss Guido Carli. Ma la stima di larga parte del mondo politico, che oggi unanime esprime cordoglio, era rimasta immutata. Al punto che pochi giorni fa il suo nome era entrato nella rosa dei papabili sottosegretari a Palazzo Chigi del nuovo governo Draghi.

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