Un uomo si ammala di poliomelite ma gli negano gli indennizzi. La Cassazione dispone un nuovo processo

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di Clemente Pistilli

All’età di sette anni il vaccino che doveva garantirgli una vita serena lo aveva condannato a una grave invalidità, quello che doveva proteggerlo dalla poliomelite gli aveva procurato la malattia. I registri delle vaccinazioni erano poi andati distrutti e i giudici, nonostante le leggi dello Stato prevedano un aiuto alle vittime dei vaccini e nonostante una vasta giurisprudenza in materia, gli hanno poi negato qualsiasi indennizzo, battendo sull’assenza di prove relative al fatto che la polio a quello che è ora un 64enne sia stata causata dal vaccino Salk.
A ridare speranza e un po’ di giustizia a un siciliano è ora intervenuta la Corte di Cassazione, che ha annullato la sentenza impugnata, bacchettato l’operato delle “toghe” di Messina e disposto un nuovo processo. Tutto è iniziato nel 1956. La poliomelite terrorizzava tanto l’Europa quanto gli Stati Uniti d’America, dove la vittima più illustre fu il presidente Franklin Delano Roosvelet e dove vennero messi al lavoro gli scienziati per trovare una soluzione a quella piaga. La svolta arrivò con gli studi e il vaccino messo a punto dal virologo Jonas Edward Salk. Le vaccinazioni risparmiarono tante vite, ma in alcuni casi furono anche causa della poliomelite. Tra le vittime vi sarebbe appunto il siciliano che, rispondendo alla campagna di sensibilizzazione in corso, nonostante il vaccino nella seconda metà degli anni cinquanta non fosse ancora obbligatorio, si sottopose alla vaccinazione e venne colpito dalla polio, restando vittima di una grave forma di invalidità. Nel 1992 venne varata una legge ad hoc per indennizzare quanti si erano ritrovati in un inferno a causa dei vaccini o delle trasfusioni di sangue infetto. Il siciliano chiese l’indennizzo, ma nel 2005 gli venne negato dal Tribunale di Messina. I registri delle vaccinazioni del periodo in questione erano stati distrutti dall’Asl e la testimonianza del padre della vittima, visto il rapporto di parentela, non venne ritenuta sufficiente. Sulla stessa linea la Corte d’Appello. Ora, a disporre un nuovo processo e a criticare quelle decisioni, eccessivamente formali, prese senza disporre alcuna indagine, è stata la Corte di Cassazione. Il calvario per il 64enne non è finito, ma il momento di ottenere giustizia è forse vicino.

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