Una banda larga da 12 miliardi. Ma la cifra è una scommessa. Il governo non presenta decreti, solo un piano programmatico

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Nessun decreto, ma un piano programmatico che punta a mobilitare 12,5 miliardi, tra risorse pubbliche e private, per diffondere la banda larga in Italia. L’obiettivo, come chiede l’Agenda digitale europea, è quello di arrivare al 2020 con una velocità media di navigazione in internet di 30 Megabit al secondo, provando a garantire i 100 Megbit al 50% della popolazione. Il problema vero è che l’Italia sulla banda larga sconta un ritardo che definire consistente sarebbe un eufemismo. Molti paesi europei già oggi sono abbastanza vicini agli obiettivi dell’Agenda europa 2020.

I NUMERI
Mentre l’Italia, in base agli ultimissimi dati diffusi, presenta una velocità media di navigazione di 9,8 Megabit (siamo al 94° posto su 198 paesi). Come verranno ripartiti i 12,5 miliardi? Il governo si impegna a investire 6,5 miliardi tra fondi europei e nazionali, altri 2 miliardi sono quelli già impegnati dalle aziende e inoltre si prevedono altri 4 miliardi aggiuntivi di investimenti da parte degli operatori.Tra le misure un piano di incentivi per la migrazione dai 30 megabit ai 100 megabit attraverso un sistema di voucher, incentivi alle imprese attraverso crediti d’imposta. Il punto, adesso, è capire in che modo verrà perseguito l’obiettivo. L’idea ancora prevalente, nonostante lo stop arrivato qualche giorno fa, è quella di utilizzare Metroweb, il veicolo che ha di fatto fornito di fibra ottica la zona di Milano. Metroweb fa capo a due fondi, F2i e Fsi, riconducibili alla Cassa Depositi e Prestiti. L’ipotesi è sempre stata quella di far entrare nel capitale della società i principali operatori di telefonia.

GLI OSTACOLI
Ma Telecom Italia, qualche giorno fa, si è defilata perché intenzionata a entrare in Metroweb soltanto a patto di rilevarne il 51%. Condizione che però agli altri operatori rifiutano. Eppure gli spiragli rimangono aperti, se i vertici di Vodafone, non più tardi di due giorni fa, si sono detti disponibile a sedersi a un tavolo per valutare la partecipazione a un aumento di capitale di Metroweb. Potrebbe essere così convinta Telecom a ritornare sui suoi passi? Difficile dare al momento una risposta. Anche perché il colosso telefonico, guidato dall’ad Marco Patuano, è stato non poco infastidito dall’ipotesi di decreto governativo circolata fino quasi alla vigilia del consiglio dei ministri di ieri. Il provvedimento, predisposto dal vicesegretario generale di palazzo Chigi, Raffaele Tiscar, fissava al 2030 la data del passaggio dal rame alla fibra ottica. Una mazzata per Telecom, che ha il valore della stessa rete inserito tra le principali poste di bilancio a garanzia del suo debito da 27 miliardi di euro. Ma forse la bozza di decreto, poi ritirato in quella versione, potrebbe essere stata una carta giocata dal governo per convincere Telecom a sedersi al tavolo delle trattative sul dossier Mwtroweb.

 

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