Una consigliera comunale di Terracina aveva un flirt con il genero del capomafia. Un processo per stalking fa saltare fuori la relazione. Il boss noto come La scimmia controllava Secondigliano

di Clemente Pistilli
Cronaca

Ottenute 661 preferenze, alle elezioni amministrative a Terracina, in provincia di Latina, la donna più votata nello scorso fine settimana è stata Sara Norcia (nella foto), consigliera comunale uscente, ex delegata ai grandi eventi, passata due mesi fa da Fratelli d’Italia alla Lega. Un risultato importante per il Carroccio, nella terra del coordinatore regionale del partito, Francesco Zicchieri, e del potente ex sottosegretario Claudio Durigon. Tanto che il partito di Matteo Salvini è risultato il primo partito alle comunali e si prepara ora al ballottaggio, in un derby sovranista tra il proprio candidato Valentino Giuliani e Roberta Tintari di FdI.

“Un risultato straordinario e una vittoria storica”, ha esultato su Facebook la candidata, che indipendentemente dall’esito del ballottaggio ha già nuovamente il seggio in consiglio comunale garantito. Sempre a Latina, davanti al giudice Fabio Velardi, sta però per partire anche un processo che, a causa di un rapporto ancora tutto da decifrare che avrebbe intrattenuto l’esponente leghista con il genero di un boss della camorra napoletana, vede la Norcia vittima di lesioni e stalking.

IL CASO. L’11 agosto 2015, un anno prima di entrare in consiglio comunale con FdI, la consigliera si presentò al commissariato di Terracina, denunciando di essere vittima di atti persecutori da parte di Patrizia Licciardi e della figlia di quest’ultima, Cristina Marano. Tutto a causa, sottolinea nella denuncia, di un uomo “con cui ho avuto la frequentazione lo scorso autunno”. Quell’uomo sarebbe Eduardo Marano, marito e padre delle denunciate. Circa 15 anni fa Patrizia Licciardi, figlia di Gennaro detto “La Scimmia”, boss di Secondigliano, e il marito, si sono trasferiti a Terracina. Secondo gli investigatori creando un avamposto della camorra nel Lazio.

Ai due, arrestati anche nel 2008 con l’accusa di aver compiuto estorsioni con metodo mafioso, sono stati poi confiscati beni per oltre un milione di euro, misura poi annullata per un cavillo dalla Corte d’Appello di Roma. E Marano, condannato in primo grado a 9 anni per mafia, è stato poi assolto dalla Corte d’Appello di Napoli. I due sono infine i genitori di Genny Marano, arrestato perché ritenuto al vertice di un agguerrito gruppo di spaccio e indicato dai pentiti nell’inchiesta sul clan Di Silvio come colui che comanda a Terracina, a cui i nomadi si sarebbero rivolti nel 2016 per evitare una guerra con un altro gruppo che, come loro, si stava occupando delle affissioni per la campagna elettorale delle amministrative.

LE CARTE. Alla luce delle indagini svolte, il sostituto procuratore Simona Gentile chiese e ottenne gli arresti domiciliari per Patrizia Licciardi e la figlia, specificando che, “in concorso tra loro, a seguito di una relazione intrattenuta da Marano Eduardo con Nocera Sara, con condotte reiterate, la molestavano e la minacciavano, in modo tale da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e paura, ingenerare nella medesima un fondato timore per la propria incolumità e costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita”. Alle attuali imputate è stato contestato tra l’altro di aver più volte picchiato la consigliera comunale, di averla minacciata anche all’interno del suo negozio di abbigliamento, costringendola a tenerlo chiuso per alcuni giorni, di averla aggredita in un locale pubblico, insultata e di aver minacciato anche un’amica della vittima, un’estetista.

“Cosa ci fai qui dentro? Vai subito via e non farti vedere in giro. Ti devo rovinare la vita! Questa z… si è s…mio marito”, le avrebbe detto Patrizia Licciardi vedendola appunto in un bar. Il gip Giuseppe Cario, nel mettere ai domiciliari le due attuali imputate, ha quindi specificato nell’ordinanza di custodia cautelare che “Norcia Sara riferiva di aver intrattenuto una persona da lei conosciuta con il nome di Dino Marano a seguito della quale veniva contattata dalla figlia di quest’ultimo”. E subito dopo gli atti persecutori. Ancora: “All’origine del fatto una relazione sentimentale intrattenuta dalla querelante con Marano”. Vicende da chiarire nel corso del processo davanti al Tribunale di Latina. La consigliera comunale intanto nega la relazione. “Ho sentito Sara Norcia – assicura il coordinatore regionale della Lega Zicchieri – e mi ha detto di non conoscere quella persona e di non aver avuto alcun rapporto con lui”.