Una crisi senza limiti

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Di Sergio Patti

La Banca d’Italia scopre l’acqua calda. La crisi in Italia si sta aggravando drammaticamente. Ma anzichè mettere nero su bianco che l’economia del Paese sta per saltare, nel solito bollettino trimestrale Palazzo Koch si limita a parlare di produzione industriale che ristagna e ripresa lontana, nonostante i timidi segnali di crescita che arrivano dai consumi delle famiglie (quali?), dagli investimenti (ma dove?) e dalle migliori condizioni del credito (e qui siamo alla fantasia pura!). Intanto le stime sull’andamento del prodotto interno lordo peggiorano nettamente: il 2014 dovrebbe far segnare una crescita limitata allo 0,2%, esattamente quanto prevede Confindustria ma in netto calo rispetto alle stime dell’Istat (+0,6%), che già limavano le aspettative del Governo fissate nel Def allo 0,8%. Che le cose vadano molto male – gufi o non gufi – deve ammetterlo anche Bankitalia mettendo a confronto gli ultimi dati con quelli del Bollettino di gennaio dove si pronosticava una crescita dello 0,7%.

Manovra più probabile
D’altra parte lo stesso governo, con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha appena riconosciuto che la crescita sarà risicata, rafforzando l’ipotesi di una manovra finanziaria – per ora sempre negata da Renzi – che l’ex viceministro Fassina ha quantificato in 23 miliardi di euro. Per Bankitalia, il Pil crescerebbe poi dell’1,3% nel 2015 e l’inflazione sarebbe pari allo 0,4% nel 2014 e risalirebbe allo 0,8 l’anno prossimo. Per quest’anno invece c’è poco da fare, anche perchè sempre secondo Palazzo Koch l’andamento sfavorevole nella prima parte del 2014 ha ormai comportato una riduzione delle stime per la media dell’anno.

Aspettando la Bce
Per risollevare le sorti servirebbe un miracolo: un forte miglioramento degli scambi internazionali, una ulteriore attenuazione delle tensioni finanziarie e il funzionamento dalle nuove misure di politica monetaria adottate dalla Bce, che ha promesso di immettere nel sistema un fiume di liquidità con la raccomandazione che questa volta i soldi finiscano alle imprese e non nell’acquisto di Btp. Se tutte queste ultime ipotesi dovessero realizzarsi il Pil potrebbe salire fino a un +1%. Anche se gli stessi economisti di via Nazionale hanno messo le mani avanti avvisando che rimangono tuttavia considerevoli elementi di fragilità nelle prospettive di ripresa, anche a causa dell’incertezza sull’evoluzione delle tensioni geopolitiche in corso.

Il credito che non c’è
Se i segni di ripresa non si vedono, Bankitalia riesce a vedere “l’impossibile” parlando di segnali distensivi nell’offerta del credito bancario in Italia. Il costo del denaro per le imprese – sostiene via Nazionale – è in calo “ma resta superiore a quello dell’area dell’euro di circa 70 punti base”. Una visione parziale e quasi beffarda della realtà, visto che il costo del denaro resta altissimo per altri fattori diversi dai tassi, a partire dalle mostruose spese e commissioni applicate dalle banche, soprattutto ai clienti più in difficoltà (cioè in questo momento quasi tutte le famiglie e le piccole imprese). Tanto che la stessa Banca d’Italia non può negare che i segnali di miglioramento delle condizioni del credito sono tuttavia ancora “marginali e incerti”. I prestiti alle imprese sono ancora scesi (-3,1% nei tre mesi terminanti a maggio) soprattutto per il debole quadro congiunturale e in misura minore rispetto al passato, scrivono gli economisti di via Nazionale, “per la presenza di condizioni di offerta tese”. Le politiche delle banche, tuttavia, rimangono “condizionate dall’elevato rischio credito” soprattutto nei confronti delle pmi.