Una croce d’artista per l’amnistia. Valeria Catania realizzerà l’opera con i detenuti. Appena esposto davanti a Regina Coeli il bozzetto

di Franz Besteck
Cultura

Una croce d’artista nella marcia dei radicali eredi di Marco Pannella, nel nome dell’amnistia. Domenica, mentre Papa Francesco celebrava il Giubileo dei carcerati, davanti al carcere di Regina Coeli è apparso un crocifisso. Opera di Valeria Catania, è il bozzetto che preannuncia una scultura alta tre metri, da realizzare con i detenuti di ieri e di oggi.

RAPPORTO
Se quello tra Pannella e Bergoglio è stato un rapporto intenso, pieno di contatti e dedicato alle battaglie per la dignità di chi si trova dietro le sbarre, il lavoro di Catania nasce proprio dall’aver fatto lavorare in passato proprio chi si trovava in un penitenziario, per creare una scultura. Forte di questa esperienza, la croce esibita sul lungotevere ha come base una serie di punte, elementi che richiamano le misure di difesa (ma anche di offesa), invenzioni umane ideate per allontanare il pericolo e gli esseri umani. Il metallo del crocifisso è contornato da una rete metallica, fascinoso richiamo alla clausura obbligata dei condannati. Catania poi fa dei riferimenti strategici nelle sue opere tridimensionali alla luce e all’ombra, che nella mattinata radicale non sono stati valorizzati: nelle immagini di studio spicca questa capacità di creare una spiritualità profonda, meditata ma nello stesso tempo improvvisa e inaspettata, materializzando l’energia.

AIUTO ALLA FEDE
Un fulgore che entra nelle menti e rischiara l’anima, redimendo ogni peccato. Catania ha ideato una grande opera che sarà alta tre metri, formata da “materiali di scarto, ovvero vecchie grate, ferri carcerari, pezzi di cancello, manette, con alla base tante pietre provenienti da penitenziari italiani”. Un lavoro non facile, pronto a incontrare ostacoli di ogni tipo, ma che l’artista vuole portare a termine per realizzare un progetto di reinserimento dei detenuti. Chi si trova in un carcere, ricorda Catania, ha “necessità di creare qualcosa in cui credere, e di farlo vedere al mondo. Una speranza, come la croce, per andare avanti e avere fiducia nel futuro e nel prossimo, può fare solo del bene a queste persone”.

L’APPELLO
Come ha detto Papa Francesco, “a volte noi cerchiamo di correggere o convertire un peccatore rimproverandolo, rinfacciandogli i suoi sbagli e il suo comportamento ingiusto. L’atteggiamento di Gesù ci indica un’altra strada: quella di mostrare a chi sbaglia il suo valore, quel valore che Dio continua a vedere malgrado tutto, malgrado tutti i suoi sbagli. Non esiste una persona che non ha qualcosa di buono. E questo guarda Dio per tirarla fuori dal male”. La croce apparsa nella marcia capeggiata da Rita Bernardini (e dove sono apparsi da Fabrizio Cicchitto a Vincino, da Valter Verini a Simona Vicari, con Acli, Libera, Cgil, Anci, Camere Penali) è un miracolo di pace e di fratellanza. L’opera di Catania era senz’altro il miglior regalo che il pontefice poteva aspettare, per la giornata del Giubileo dei carcerati. Un momento in cui ha fatto risuonare con grande forza le parole per avere un gesto concreto da parte dei leader di tutto il mondo nei confronti delle persone condannate.