Una generazione in guerra con l’Europa dei tecnocrati. La finanza è vissuta come dittatura. E cresce il distacco con le istituzioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

I coriandoli contro le banconote. La fantasia contro il potere. L’attivista che fa saltare sulla sedia il capo della Banca centrale europea è la punta di un iceberg. Sotto le acque che coprono il disagio della crisi non smette di montare infatti la rabbia per le istituzioni che hanno mancato il loro scopo se non addirittura tradito i cittadini. Una generazione di giovani dalla Francia alla Grecia, dalla Spagna all’Italia, lasciata tra il 40 e il 60% senza lavoro e senza futuro che può pensare d’altronde dei loro Stati e di quell’ombrello che doveva essere l’Europa? Un ombrello che non si è aperto quando serviva e ha non poche responsabilità sul disastro economico in cui siamo sprofondati.

PROTESTA
Di qui il distacco netto, che è diventato diffidenza verso la finanza e le istituzioni (a partire da quelle economiche) e poi protesta attraverso movimenti come Occupy Wall Street negli Stati Uniti o degli indignati e di Podemos in Spagna. Movimenti transnazionali come Blockupy, l’organizzazione a cui appartiene “l’incoriandolatrice” di Draghi. Di nome Josephine Witt, la ragazza farebbe parte anche delle Femen, altro gruppo ormai onnipresente nelle proteste “a effetto”, anche attraverso l’esibizione del corpo femminile a favore di telecamere e fotografi. A soli 21 anni la Witt si era già conquistata qualche copertina interrompendo nel 2013 la messa di Natale nel duomo di Colonia, anche in quel caso mostrando il seno nudo. La vicenda potrebbe essere dunque derubricata a protagonismo spicciolo, ma questo sarebbe un grave errore.

DISAGIO PROFONDO
Dietro l’esternazione più colorata – come sono appunto i coriandoli – c’è infatti un senso di disagio che è diventato profondo e diffuso. L’Europa aveva forse caricato troppo il suo ruolo di aspettative, esattamente come la finanza che schiantando con il crollo della Lehman Brother ha messo il mondo in braghe di tela. La recessione e le politiche del rigore hanno fatto da carburante per un pulviscolo di movimenti che sono riusciti nel tempo a diventare grandi, anche grazie al ruolo centralissimo dei social network. Dai movimenti alla politica, sono poi gonfiate le fila dei partiti euroscettici e di chi non crede più non solo in ogni genere di istituzione, ma nel sistema nel suo complesso. Sistema di cui la finanza è percepita come la spina dorsale, causa ed effetto di una povertà diffusa e della rassegnazione a cui sono state condannate milioni di persone. Per questo i coriandoli lanciati ieri su Draghi non erano lievi. Sotto infatti ci sta un distacco difficilmente recuperabile con una fetta vasta di quelli che sono parte dei cittadini europei di oggi e che saranno una gran parte dei cittadini di domani. Cittadini provati dalla crisi e in questi anni ormai convinti profondamente che la finanza ha rubato loro l’anima. Esattamente come quelle istituzioni che controllano l’economia, a partire dala Bce, per la quale non a caso “l’incoriandolatrice” parla di “dittatura”.