Una manovra scialba. La Sinistra litiga ma alla fine la voterà. Padoan mette sul piatto 20 miliardi. Ma ci sarà pochissimo per la crescita

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La sinistra già in campagna elettorale si gioca anche in questa Finanziaria tutte le cartucce che può. Mdp marca le distanze con il Pd e mostra una capacità di manovra che il lento Pisapia si sogna, ma dopo tutti i mal di pancia, i distinguo, i tecnicismi parlamentari, alla fine non mancherà il numero minimo di senatori indispensabile per scongiurare l’aumento dell’Iva e perdere il piccolo surplus di spesa che eccezionalmente l’Europa ci ha concesso. Da Palazzo Chigi il premier Gentiloni può osservare la partita con tutta serenità. Pisapia per dare il suo piccolo appoggio ha posto come condizione che non si gettino soldi in mance elettorali. Condizione pressoché surreale di fronte a una legge di Stabilità dove i soldi non bastano neppure per fare le cose essenziali, a cominciare proprio dal disinnescare le clausole di salvaguardia e un fatale aumento dell’Iva. Mdp, l’area di D’Alema e Bersani per intenderci, con l’annuncio di non votare la relazione sul Def ma poi di approvare la manovra, assicura di fatto il varo dei nuovi conti dello Stato. Conti risicatissimi, nonostante la manovra parta da quasi 20 miliardi, buona parte dei quali però già vincolati da precedenti impegni.

Pochi soldi – A fare il punto è stato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo ieri alla Camera e al Senato per spiegare gli aggiornamenti al quadro macroeconomico del Documento di Economia e Finanza stilato in primavera, e dare anche, su esplicita richiesta del Parlamento, le indicazioni sulla composizione e l’entità della prossima legge di bilancio per 2018. La previsione è di un milione di posti di lavoro, non subito, bensì in quattro anni, perché le cose per la nostra economia vanno meglio ma non poi così bene. Stiamo tornando a consolidare la crescita, dice il titolare di via XX Settembre e qualche ulteriore sorpresa positiva potrebbe vedersi già nei numeri di questo terzo trimestre. Ma “non c’è spazio per il compiacimento, c’è ancora tanto da fare”. Dunque ripassi a un altro giro chi si prepara al solito assalto della diligenza, complice la ristrettezza della maggioranza che dovrà approvare la manovra. Come già annunciato, Padoan ha confermato che la manovra conterrà “misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani”, promettendo che le misure espansive avranno un impatto sulla crescita significativo, pari almeno a uno 0,3%.

Stop pensioni – Sul fronte dei numeri, oltre alla maggiore spesa per circa dieci miliardi, le coperture della manovra da 19,6 miliardi arriveranno per 3,5 miliardi da tagli di spesa e per 5,1 miliardi da entrate aggiuntive stimate dalla solita lotta all’evasione. In uscita anche 600 milioni per la coesione sociale, che comprendono fra le altre misure maggiori risorse per il reddito di inclusione. Intanto arriva anche il rapporto di Bankitalia al Senato, che si mostra più ottimista dell’istat sul nostro Pil. Stop invece dalla Corte dei Conti su qualunque ipotesi di deroga per le pensioni, “Ogni arretramento esporrebbe la finanza pubblica a rischi di sostenibilità, ha detto il presidente Arturo Martucci.

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