Una paghetta da 320 euro e le Comunali fanno meno paura. Dopo il bonus delle 80 euro che fece stravincere le europee, l’ultimo annuncio del ministro Poletti

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L’annuncio arriva dalle colonne amiche di Repubblica. Come era prevedibile, con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative il Governo gioca la stessa carta vincente alle ultime elezioni europee, quando milioni di lavorarori si videro arrivare i famosi 80 euro di minori tasse, e per gratitudine riempirono le urne di voti al Pd. Questa volta la fiducia nell’Esecutivo è un po’ più traballante e allora ecco che il regalo si fa più grande. A portare la buona novella è stato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti. L’assegno che Palazzo Chigi promette di consegnare a un milione di persone in difficoltà economica è di 320 euro al mese. Non sarà facile trovarne uno così ingrato da non restituire la cortesia votando per cotanto benefattore.

CHE MANCIA!
Per mettere una foglia di fico sopra la vergogna dell’ennesimo regalo di Stato, Poletti spiega che i soldi andranno solo a chi accetta un piano per l’inclusione sociale. Cioè, il reddito minimo andrà solo a chi accetta le offerte di lavoro (quali?) e si sottopone a corsi di formazione (che sappiamo bene quanto non servano a niente). La riforma, prevista nel disegno di legge delega approvato la settimana scorsa, tra iter parlamentare e decreti attuativi sarà operativa solo nel 2017. Ma il via libera di fatto consente di sbloccare i 600 milioni messi sul piatto nell’ultima legge di stabilità. Soldi che – in molti ci avevano scommesso –  sarebbero arrivati a ridosso delle prossime elezioni amministrative, attraverso svariati strumenti, comprese le social card. Un Governo che aveva detto di puntare sul merito e di voler ridurre le tasse, ecco che utilizza così le ricette di sempre. Con  le imposte pagate da chi meritatatmente ha lavorato e guadagnato si paga un mensile a chi se ne è rimasto a casa. Una scelta politica legittima e coerente con una certa strategia di rilancio dei consumi, con la lotta alla povertà e un generico principio di equità sociale. Ma da qui a spacciare una tale politica con le parole d’ordine del renzismo della prima ora ci passa un oceano. E la constatazione amara che tutti dicono di ispirarsi a politiche economiche liberali e di contenimento delle imposte (oltre che della spesa pubblica) ma poi alla fine le ricette sono sempre le stesse brodaglie stataliste e di “acchiappo” elettorale. Con la differenza che prima si accontentava la Cgil, adesso il Governo accontenta la platea elettorale senza passare da alcun intermediario.

CHI PAGA?
Di sicuro questi 320 euro non cadono dal cielo e dunque quel Pd che ha sbarrato la strada al reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle, spiegando che era insostenibile e diseducativo, adesso si accinge a far partire qualcosa di molto simile. A partire dalle tasche da cui prelevare i soldi, cioé quelle di chi paga le tasse. Che i soldi possano arrivare da nuove concessioni di flessibilità sul deficit da parte dell’Europa è infatti del tutto utopistico. Così come è una favoletta che questi soldi arrivino dalla spending review. Quindi chi paga già un botto di imposte si prepari a pagare di più. E chi non lavora, non guadagna e magari non vuol fare nulla di produttivo resti pure a casa. Magari davanti alla porta, aspettando il postino Renzi che recapiterà la paghetta direttamente a domicilio. Si comincerà dalla famiglie con minori fino a coinvolgere tutti i quattro milioni di italiani in povertà assoluta.