Una Rai che fabbrica sogni e c’è chi fiuta l’affare

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di Antonello Di Lella

Alzi la mano chi ha intrapreso la carriera giornalistica e almeno una volta nella vita non ha sognato di entrare a lavorare nella televisione di Stato. Un sogno, per la maggior parte dei giornalisti italiani, destinato a restare tale. Per altri un sogno che si realizza. Da pochi giorni, intanto, è scaduto il bando per partecipare alla selezione pubblica della Rai finalizzata a individuare 100 giornalisti professionisti da utilizzare per future esigenze. Con contratto a tempo determinato. Ma poco importa la durata del contratto quando si parla del Cavallo Rai. Varcare le porte di Viale Mazzini per molti è il desiderio di una vita. Con il nuovo bando l’occasione è stata propizia per un esercito di giornalisti che vuole provare a sognare ancora (la Rai non ha ancora fornito il numero degli iscritti alla selezione). Per i più critici, invece, si tratta soltanto di una fabbrica dei sogni. E c’è pure chi sta provando a farne un business.

L’affare del concorsone
A fiutare l’affare dell’attesissimo concorsone Rai, aperto a tutti i professionisti e atteso da anni, è stata l’Ime srl di Ancona. Nonostante le polemiche dei giorni scorsi continuano ad arrivare nelle case dei giornalisti italiani inviti per iscriversi a un corso di formazione, “finalizzato”, si legge nella lettera, “al sostenimento della prima prova della selezione 100 giornalisti Rai”. Costo del corso intensivo 1.500 euro. Due weekend, per un totale di 50 ore di lezione, con tanto di convenzioni alberghiere nella città di Pesaro dove si terrà il corso. E la lettera sta arrivando in tutt’Italia. Dove avranno reperito tutti gli indirizzi? Presumibilmente da una banca dati. Poca attenzione, però, la società ha applicato nell’invio della corrispondenza, non tenendo conto né dell’età dei giornalisti né dei precedenti incarichi in Rai. L’Ime infatti ha spedito indistintamente l’invito a iscriversi al corso, tant’è che la lettera è stata ricevuta anche da attuali dipendenti Rai, giornalisti in pensione e addirittura da ex direttori della radio-televisione di Stato. Come biglietto da visita non è proprio il massimo. Un corso che la stessa Ime sottolinea “non ha nulla a che vedere con la Rai e l’Ordine dei giornalisti”. E, infatti, Odg e tv di Stato hanno preso immediatamente le distanze. Cresce, invece, l’indignazione del popolo dei giornalisti; proteste che stanno inondando anche la casella di posta del presidente dell’Odg, Enzo Iacopino. Un mondo fatto di tanto precariato, troppo, quello del giornalismo, tant’è che molti precari dell’informazione si chiedono come possa essere possibile chiedere 1.500 euro a chi quella cifra riesce a guadagnarla con un anno di lavoro. Sia chiaro: ognuno è libero di formarsi come meglio crede. Resta il fatto che, come si legge nella lettera, l’obiettivo del corso è quello di “creare una comunità di persone motivate a lavorare insieme al fine di superare la prima prova selettiva”. Un test di cultura generale e attualità. Nessuna preparazione quindi per prove specifiche. Al termine della prima prova vi sarà una grossa scrematura: ne resteranno solo 400. Un sogno per tanti ragazzi, un vero affare per altri.