Una Repubblica fondata sull’illecito

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di Gaetano Pedullà

L’Italia è una repubblica fondata sull’illegalità. L’ultimo certificato penale ce l’ha dato ieri la Consulta, confermando quello che sapevamo tutti: il sistema con cui sono stati eletti deputati e senatori è incostituzionale. Dunque i nostri parlamentari occupano i loro seggi illegittimamente e di conseguenza sono illegittimi anche i loro atti. Basterà per chiudere velocemente l’attuale sfortunata legislatura? Purtroppo no, perché nessuna classe politica rottama se stessa. Aspettiamoci quindi tempi lunghi prima che le Camere approvino una nuova legge elettorale. Non vararla è infatti la migliore assicurazione possibile per una casta formata in gran parte da perfetti sconosciuti. Onorevoli senza voti e senza alcun legame con i loro territori, nominati dai partiti grazie a una legge che definire Porcellum (o porcata) è troppo poco. Mentre il governo retto da una maggioranza innaturale continua a produrre poco e niente, contorcendosi tra tasse vecchie e nuove, l’unica possibilità di dare stabilità al Paese arriva dal crescente peso di chi vuole uscire dal tunnel di una tale incertezza e tornare a votare. Su questa sponda sono da tempo il movimento di Grillo e la Sinistra di Vendola. Nelle ultime settimane però è arrivata la rediviva Forza Italia di Berlusconi e tra pochi giorni – una volta conquistata la segreteria – approderà pure il nuovo leader del Pd, Matteo Renzi. Riuscirà il sistema di poteri che ha blindato Letta, con la stampella di Alfano, a conservare una maggioranza nel Palazzo? Probabilmente sì, certificando – esattamente come ha fatto la Consulta ieri – che la maggioranza nel Palazzo non è la maggioranza nel Paese. Non solo fuori dai partiti (ricordiamoci che metà degli elettori non è andata a votare), ma anche dentro gli schieramenti politici. Renzi, Forza Italia, Grillo e Vendola insieme hanno più di dieci volte i voti di Letta, Alfano, Lupi e quel che resta dei montiani. I primi però stanno all’opposizione, mentre Letta & Co. governano. Grazie alla legge porcata.

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di Gaetano Pedullà

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