Una soluzione per l’Afghanistan. Di Maio spinge i Paesi vicini mentre l’Ue apre al dialogo con i mullah senza riconoscerli

Afghanistan Di Maio
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Dopo il richiamo del premier, Mario Draghi, all’Europa sulla sua manifesta incapacità di attuare una dignitosa politica sul fronte dei rifugiati arriva il monito del numero uno della Farnesina. “L’Ue – dice Luigi Di Maio – ha il dovere morale e politico di prestare la propria assistenza umanitaria ai rifugiati afghani in maniera coesa”. Con risorse mirate che devono essere inserite nel contesto di un’ampia politica migratoria. Ma la strategia umanitaria, secondo Di Maio, deve evitare che si verifichi un esodo di massa verso l’Europa. L’obiettivo dell’Italia e dell’Ue è “aiutare il popolo afghano e i Paesi confinanti lì, fare in modo di poter gestire insieme, in loco, quelli che sono i flussi migratori”. Di Maio parla al termine della riunione dei ministri degli Esteri Ue in Slovenia.

PATTI CHIARI
Riunione in cui, assicura il ministro, è emersa “una linea chiara e comune dei 27” nei confronti dei talebani che può essere sintetizzata in cinque priorità. O meglio in cinque condizioni poste ai mullah, come le definisce l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell. Ovvero: contrastare la proliferazione del terrorismo; tutelare i diritti umani, in particolare quelli delle donne; formare un governo “inclusivo” a Kabul; garantire un pieno accesso nel Paese alle agenzie umanitarie; permettere ai cittadini afghani che lo vogliano di andare via attraverso “un passaggio sicuro”.

Subito dopo il vertice Di Maio ha preso il volo per una missione diplomatica in Qatar, Uzbekistan, Tagikistan e Pakistan. Obiettivo: supportare i Paesi vicini che già fronteggiano la pressione migratoria afghana. “Siamo pronti a destinare all’assistenza le risorse prima dedicate al sostegno alle forze di sicurezza afghane”, garantisce il ministro. Altra priorità è la lotta al terrorismo: “Dobbiamo lavorare insieme ai grandi attori internazionali e garantire che i talebani rispettino l’impegno di impedire a qualsiasi gruppo terroristico di operare nel Paese”.

Di Maio continua a manifestare prudenza nel dibattito sul riconoscimento del regime dei talebani da parte dell’Italia. Ribadisce che tutto dipenderà dai comportamenti concreti del nuovo governo, ovvero dal rispettto delle cinque condizioni di cui parla Borrell, e che ad ogni modo Roma si muoverà in maniera coordinata con gli altri Paesi. “La difficoltà di prevedere la linea di condotta dei talebani conferma la necessità di giudicare le nuove autorità di fatto sulla base dei loro comportamenti e non delle loro parole. Riconoscimento internazionale e prosecuzione dell’assistenza umanitaria – spiega il numero uno della Farnesina – sono le leve di cui disponiamo nei loro confronti. Il rischio che corriamo è che queste leve si indeboliscano se altri attori agiscono in maniera differente. Non dobbiamo però sottovalutare che l’Ue ha un peso maggiore di tutti gli altri attori internazionali, essendo il primo erogatore di aiuti allo sviluppo”. Parole che coincidono con quelle di Borrell. “Restiamo impegnati a sostenere il popolo afghano. Dovremo impegnarci con i talebani, ma non equivale questo a un loro riconoscimento. Si tratta di un impegno operativo, che potrà aumentare sulla base del loro comportamento”.

PRESIDIO EUROPEO
L’Alto rappresentante Ue ha poi confermato l’intenzione di inviare a Kabul una presenza congiunta europea. Finalizzata, innanzitutto, a permettere l’evacuazione a tutti coloro che sono a rischio. Se le condizioni di sicurezza non permetteranno di stare a Kabul, “andremo a Doha, il punto più vicino per contattare i talebani”, ha spiegato.