Una squadra piena di politici. Ma i posti chiave vanno ai tecnici. Draghi a Palazzo Chigi con 23 ministri, 15 espressione dei partiti. Di Maio, Patuanelli, D’Incà e Dadone per i 5 Stelle

LUIGI DI MAIO
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Una delle poche certezze, in assenza di indicazioni di sorta dal premier incaricato, era che il nuovo esecutivo fosse composto da un mix di politici e tecnici sul modello del governo Ciampi. L’altro è che a decidere i ministri fossero solo Mario Draghi e il capo dello Stato, Sergio Mattarella. E così è stato con i partiti che sono rimasti all’oscuro fino all’ultimo. Ora la squadra dell’ex banchiere è stata annunciata e la partita può cominciare. Una squadra composta da 23 ministri, 8 dei quali sono tecnici.

Si tratta di Marta Cartabia (Giustizia), Luciana Lamorgese (Interni), Vittorio Colao (Innovazione tecnologica), Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Ambiente e transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Patrizio Bianchi (Istruzione) e Cristina Messa (Università). Per la Lamorgese si tratta di una conferma. Il ‘peso’ dei partiti nel team dell’ex numero uno di Francoforte rispetta le proporzioni dei partiti in Parlamento. M5S si aggiudica quattro ministri.

Seguono Pd, Lega e Forza Italia, con tre ministri ciascuno. Infine, un ministro a testa per Italia viva e Leu. Per il M5S si tratta di quattro conferme: Luigi Di Maio al ministero degli Esteri, Federico D’Incà al ministero per i rapporti con il Parlamento, Stefano Patuanelli che dallo Sviluppo economico si trasferisce all’Agricoltura, Fabiana Dadone che dalla PA passa al ministero delle Politiche giovanili. Per il Pd confermati Dario Franceschini al ministero della Cultura e Lorenzo Guerini alla Difesa.

New entry dem è il già più volte ministro Andrea Orlando che va al Lavoro. La Lega si vede riconosciuta l’istituzione del dicastero delle disabilità chiesto dal suo leader. A guidarlo ci sarà Erika Stefani, già ministro nel Conte I. Massimo Garavaglia va al Turismo, Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo economico. Gli azzurri che entrano a far parte dell’esecutivo sono Renato Brunetta che torna alla PA, Maria Stella Gelmini agli Affari regionali, Mara Carfagna al Sud.

Anche per Italia viva e Leu due conferme: Elena Bonetti guiderà il ministero per le Pari opportunità, Roberto Speranza al ministero della Salute. In tutto su 23 ministri Draghi ne conferma 9 del Conte II. E a proposito di quote rosa ci ritroviamo con 8 donne ministro. Il superministero dell’Ambiente e della Transizione ecologica, dicastero che assorbe anche le competenze energetiche ora al Mise, va dunque a Cingoloani. Avrà anche il compito di presiedere il comitato interministeriale per il coordinamento della transizione ecologica.

Fisico milanese di levatura internazionale, genovese di adozione, studi di perfezionamento alla Normale di Pisa ed esperienze in Germania al Max Planck Institut, in Giappone e negli Usa oltre che alla guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia, è un esperto di robot e nanotecnologie. E sarà in pratica l’uomo decisivo per l’utilizzo delle risorse green previste dal Recovery plan. Come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Draghi sceglie Roberto Garofoli. Magistrato, giudice del Consiglio di Stato, è stato già a palazzo Chigi come segretario generale durante il governo Letta.

Con il governo Renzi è diventato capo di Gabinetto al Mef, incarico che ha mantenuto con i successivi governi Gentiloni e Conte I fino a quando finisce al centro degli attacchi dei grillini (e si dimette successivamente) per la norma pro Croce Rossa. Ma che la via di Draghi non sarà agevole lo lascia intuire l’avvertimento, senza peli sulla lingua, che invia Salvini. L’ex governatore non fa in tempo ad annunciare la lista dei ministri che subito la Lega dissemina la strada di mine. Dopo aver espresso soddisfazione per i dicasteri l suo partito, il leader leghista dice: “Su alcuni temi serve discontinuità: Lamorgese e Speranza o cambiano marcia e cambiano sprint o avranno bisogno di aiuto e sostegno, mettiamola così”.