Una tragedia senza fine. Sono 49 i morti soffocati sul barcone a largo della Libia. Salvate 320 persone, ma così è come svuotare il Mediterraneo con un secchio

Monica Tagliapietra
Cronaca

di Monica Tagliapietra

Una strage che non finisce più. Ci sono altri 49 migranti morti, questa volta soffocati nella stiva di un peschereccio soccorso stamattina al largo della Libia. L’imbarcazione era talmente carica che le vittime sarebbero rimaste schiacciate e senza aria in un locale invaso dai gas di scarico dei motori. Poco più di 300 le persone fatte salire sulla nave della marina militare italiana Cigala Fulgosi. Sette i cadaveri recuperati mentre una trentina sono ancora a bordo dell’imbarcazione.

A pagare il prezzo più alto in questa nuova tragedia sono i profughi più poveri, che non possono permettersi di pagare un sovrapprezzo per fare la traversata sul ponte. Nelle stive dei barconi che continuano a partire dalla Libia si vivono infatti situazioni d’inferno. Persone ammassate le une sulle altre, senza nessuna possibilità di uscire e avvelenate dai gas dei motori e i loro stessi escrementi.

In questi giorni che segnano il picco della stagione migliore per attraversare il Mediterraneo le partenze dall’Africa continuano senza sosta. In Grecia gli arrivi sono continui e iniziano a girare denunce su azioni di sabotaggio della marina di Atene nei confronti di alcuni gommoni fatti deliberatamente affondare con tutti i loro disperati a bordo. La tensione resta fortissima anche nell’isola di Kos, il paradiso delle vacanze diventato un immenso campo profughi, con i migranti ospitati persino sui traghetti.

Il nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano ha fatto nuovamente appello alla comunità internazionale, spiegando che gli oltre 300 migranti salvati oggi sono stati soccorsi al di fuori delle nostre acque territoriali.