Un’Ape da Festa di Lavoratori. Dal Primo maggio arriva l’anticipo pensione: ma servono almeno 35 anni di contributi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Ape arriva il Primo maggio, giorno della Festa dei lavoratori. L’anticipo pensionistico, voluto dal Governo, è  possibile se si hanno 30 anni di contributi, in caso di disoccupazione, e 35 se si è lavoratori attivi. Le misure faranno parte della Legge di Bilancio con un apposito capitolo sulle pensioni: lo stanziamento ammonterà a circa 1,5 miliardi di euro. Il tetto è fissato a 1.350 euro lordi. E subito è arrivata la polemica della Cgil. “Il Governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per l’Ape social. Gli antibiorici a Matteo Renzi non fanno effetto”, ha twittato la sigla sindacale.

“Per Renzi si scrive Ape, per me si legge truffa. Arrivare a 63, 64 o 65 ani e dover chiedere un prestito a una banca (dopo aver pagato i contributi per 35 anni) per andare in pensione, perdendo il 5% della pensione stessa per ogni anno di “anticipo”, è una rapina!”. Anche Giorgio Airaudo di Sinistra italiani ha attaccato: “Il Governo ha calato la maschera. L’ApeE punge, ma solo i lavoratori. La proposta del requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi e di 30 anni sulle altre tipologie per l’accesso all’Ape agevolata è un inganno e un modo per ridurre, e di molto, la platea. Non c’è nessun intervento sulle pensioni che aiuta i lavoratori ad andare in pensione prima. Chi ha i requisiti deve poter andare in pensione senza nessuna penalizzazione”