Un’Europa

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di Gaetano Pedullà

Ma vale davvero la pena di morire per questa Europa? Neanche fosse padrona in casa nostra, ormai detta legge, ammonisce, impone e dispone come se la sovranità del popolo italiano non conti nulla. Così abbiamo visto Renzi, che pur di non sforare i vincoli sul deficit ha annacquato all’inverosimile quello che doveva essere un piano shock per l’economia. E da Francoforte (sede della Banca centrale europea) e Bruxelles come hanno reagito? La Bce mettendoci già in mora, perché sulla riduzione del debito non abbiamo fatto progressi tangibili. E il commissario Olli Rhen non ha perso tempo per avvisarci che siamo sotto osservazione, e che dopo gli annunci servono i fatti. Se questa è l’Europa della solidarietà, il partner strategico per il nostro sviluppo, allora non dobbiamo temere nulla dai nemici. Perché l’Italia ha mille colpe, ha perso il treno delle riforme quando i tassi bassi dell’Euro ci avrebbero aiutato, ha sprecato l’occasione di contare in Europa utilizzando il Parlamento Ue come un cimitero degli elefanti per i partiti, ma all’Unione ha dato tanto e preso poco. Vincoli di ogni tipo, dal bilancio dello Stato alle quote di produzione agricole, dalla truffa dello spread sino alla percentuale di cacao minima per poter chiamare cioccolatino un pezzetto di cioccolato. E tutto questo per cosa? Un Parlamento Ue che costa centinaia di milioni, roba da far morire d’invidia la peggiore casta dei politici. Senza contare burocrazia, euro burocrazia e sempre burocrazia per impegnare i fondi e soprattutto per spenderli, rendendo di fatto inutilizzabili enormi risorse che in fin dei conti abbiamo messo sempre noi. Il nostro presidente del Consiglio, in un sussulto di dignità, ieri ha rispedito le euro critiche al mittente, dicendo basta all’Europa dei vincoli. Una grattatina di pancia al crescente movimento degli euroscettici, e niente più. Al momento di fare la voce grossa, infatti, come sempre stiamo a baciare la pantofola della signora Merkel. Così è chiaro che in Europa ci considerano ormai sudditi.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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