Unione europea appesa a un filo. Draghi rivendica gli interventi della Bce. Ma è preoccupato per l’Europa: “Ripresa debole, con nuove ondate di crisi tenuta a rischio”

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Crescita e inflazione hanno beneficiato dell’intervento della Bce. Ne è sicuro il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. Il numero uno della Banca centrale europea ha però espresso anche forti preoccupazioni sulla tenuta dell’Unione europea messa costantemente sotto pressione e di conseguenza Draghi ha affermato che “è difficile dire se sarà in grado di resistere a nuove ondate di crisi”.

Nel bollettino annuale dell’istituto presentato oggi al Parlamento europeo Draghi ha sottolineato: “Il Paa determinerà un aumento del Pil dell’area dell’euro di circa 1,5 punti percentuali nel periodo 2015-2018. In base alle valutazioni degli esperti dell’Eurosistema in assenza del Paa, considerando anche le misure di dicembre, l’inflazione sarebbe risultata negativa nel 2015 e sarebbe stata inferiore di oltre mezzo punto percentuale nel 2016 e di circa mezzo punto percentuale nel 2017”, ha poi detto Draghi. “Siamo intervenuti con determinazione durante l’intero anno per allontanare le minacce per la stabilità dei prezzi e assicurare l’ancoraggio delle aspettative di inflazione. Queste misure si sono dimostrate efficaci. Le condizioni di finanziamento hanno registrato un considerevole allentamento: dalla metà del 2014 i tassi sui prestiti bancari sono diminuiti di circa 80 punti base nell’area dell’euro, con un effetto di trasmissione equivalente, in circostanze normali, a una riduzione una tantum dei tassi di 100 punti base”.

Secondo il presidente della Bce le misure di espansione monetarie adottate si sono rivelate efficaci. Draghi, inoltre, ha rivendicato l’indipendenza nelle decisioni di politica monetaria. Allo stesso tempo ha ammonito i governi nazionali a rispettare l’impegno a completare l’unione monetaria che altrimenti resterebbe “fragile” e di conseguenza la stessa Bce risulterebbe “sovraccaricata” di compiti, cosa che deve essere “evitata”. Draghi ha poi spiegato a proposito del Quantitative easing (cioè l’acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia europea, incentivare i prestiti bancari verso le imprese e far crescere l’inflazione) che se non fosse stato messo in atto “l’inflazione sarebbe risultata negativa nel 2015 e sarebbe stata inferiore di oltre mezzo punto percentuale nel 2016 e di circa mezzo punto percentuale nel 2017”. Il programma di acquisti di asset, secondo i calcoli della Bce, produrrà un aumento del pil dell’area dell’euro di circa 1,5 punti percentuali nel periodo 2015-2018.