I cattolici spaccano i dem sulle Unioni civili. E adesso si ripiega sul voto segreto

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di Lapo Mazzei

Almeno una certezza c’è: sulle Unioni civili ci sarà il voto segreto. Un bene per la democrazia, un male per le forze in campo dato che i franchi tiratori e coloro che invocano la libertà di coscienza, faranno la parte del leone, confermando che lo scontro è solo ideologico, più che ideale. “Spero che il dibattito dei prossimi giorni si mantenga serio e serrato sui veri punti di merito, senza trasformarsi in uno scontro ideologico”, sottolinea il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, “la questione non è semplice e mentre su molti punti l’accordo mi sembra solido, ci sono questioni su cui ancora le distanze sono ampie. E forse lo resteranno al punto che sarà il voto segreto, tipico in discussioni sui diritti e sui valori, a definire le scelte”.

E per rendere ancora più chiaro il messaggio il premier lo ha scritto nella sua Enews a proposito delle Unioni civili che saranno votate dall’aula del Senato il 28 gennaio. Nel frattempo il dibattito resta serrato. Il testo del ddl sulle unioni civili che porta il suo nome non si tocca. È questo il senso del tweet scritto ieri mattina dalla senatrice del Pd, Monica Cirinnà, autrice del ddl al centro del dibattito politico di questi giorni. Lo scontro nel Partito democratico è esploso quando senatori e deputati cattodem hanno proposto lo “stralcio” dell’articolo sulla “stepchild adoption” per le coppie omosessuali, proponendo come alternativa l’affido rafforzato. Strada, quest’ultima, che però non sembra percorribile. La linea dei dem, confermata anche dal vicesegretario Lorenzo Guerini, è quella di portare in aula il testo Cirinnà così com’è e semmai arricchirlo con alcuni paletti nei passaggi più controversi, per poi lasciare “libertà di coscienza” ai parlamentari dem.

In quest’ottica di mediazione continua dunque il confronto all’interno del partito e una nuova riunione della bicameralina si terrà fra 19 e 20 gennaio, a due giorni dal termine per la presentazione degli emendamenti al Senato. Il provvedimento, lo ricordiamo, approderà a Palazzo Madama il 28 gennaio, in ritardo di due giorni rispetto ai tempi previsti per dare precedenza al voto sulle riforme costituzionali. Intanto gli avversari della legge sulle unioni civili annunciano che il Family day si farà il 30 gennaio in piazza San Giovanni “per chiedere che il ddl Cirinnà sia ritirato immediatamente e per sempre”. Per Filippo Savarese, portavoce in Italia di “Manif pour tous” e “Generazione Famiglia”, il provvedimento rappresenta “una legge che porta matrimonio gay, adozioni gay e utero in affitto in modo nascosto e surrettizio, magari con l’aiuto del primo giudice pilotato dopo l’approvazione in Parlamento”. Mentre il 23 gennaio si terrà la mobilitazione capillare nelle principali piazze del Paese organizzata dalle associazioni lgbt (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit). Il capofila dei cattolici dem, Giuseppe Fioroni, a Radio Vaticana ha detto che parteciperà al Family day e non voterà le adozioni: “Ci andrò a titolo personale”, premette, “e ribadisco che è un’iniziativa non contro qualcosa ma a sostegno della famiglia unica e, quindi, del fatto che la famiglia è una e i diritti sono per tutti”. “Non c’è la libertà di coscienza perché siamo furbi”, prosegue il deputato del Pd, “ma c’è la libertà di coscienza perché non può essere né una tessera di partito né un programma di governo a dettare l’etica alle coscienze. Posso quindi parlare per me: se ci sono le adozioni io non voterò!”.