Unioni civili, il 9 maggio riparte la discussione. Ma quante sono oggi le coppie di fatto? Ecco i numeri dell’Italia che cambia

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Il 9 maggio riprenderà la battaglia sulle Unioni civili. E per quanto detto dallo stesso Matteo Renzi, è molto probabile che, se la situazione dovesse ingarbugliarsi, si faccia ricorso (per l’ennesima volta) al voto di fiducia.

Una materia, quella sulle Unioni civili, che ha una storia lunga e travagliata, passata per ipotesi dai nomi fantasiosi (pacs, dico, didore), rimandata per anni, e che ora potrebbe dunque arrivare a conclusione.

Già il voto al Senato non ha avuto vita facile, con la spaccatura della maggioranza, l’ostruzionismo dei cinquemila emendamenti a dir poco frivoli, l’appoggio mancato da parte dei Cinque Stelle.

In effetti l’argomento ha fatto molto discutere, ha acceso gli animi e i dibattiti. Le polemiche però sono state concentrate sulla parte della legge che riguarda le coppie omosessuali e in particolare sulla cosiddetta stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del convivente, con lo spettro che questa si possa trasformare a un’apertura all’adozione per le coppie omosessuali.

Della questione si è interessata anche OpenPolis che, conti alla mano, ha visto quante siano le persone concretamente interessate dalla legge. La materia, infatti, riguarda in realtà un numero non indifferente di famiglie e unioni; soggetti che non vogliono o non possono sposarsi, come capita alle persone dello stesso sesso, e dunque potenzialmente interessati ad avere diritti paragonabili a quelli garantiti dal matrimonio.

Le statistiche ufficiali registrano evidenti cambiamenti nella società. In Italia le coppie conviventi non sposate sono ben un milione e 95mila , secondo l’ultimo dato Istat disponibile (2014). E l’andamento nel tempo è chiaramente crescente, come rivela lo shcema qui sotto:

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Costante l’aumento anche delle nascite fuori dal matrimonio: oltre un nato su 4 nel 2014. In termini assoluti si parla di 138.680 bambini (solo nel 2014):

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Di contro, a calare drasticamente è proprio il numero relativo ai matrimoni, in parte spiegabile – scrive OpenPolis – con decenni di denatalità, ma comunque confermato dal tasso di nuzialità (numero di matrimoni per 1000 persone), diminuito del 25% per le fasce di età più giovani:

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