Unioni incivili in Senato. È partita la crociata della Cei contro il Governo. Bagnasco vuole il voto segreto. Renzi replica stizzito: decide il Parlamento

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di Francesco Carta

Ci sarebbe davvero da chiudere tutto a Palazzo Madama. Nella discussione in Aula su un tema delicato come quello delle unioni civili, uno di quei temi per cui bisognerebbe raccogliersi e ragionare in piena coscienza, i senatori hanno dimostrato di non averne una, di coscienza. In un’Aula mezza vuota a dare il meglio di sé ci ha pensato Maurizio Gasparri: “La legge è stata scritta dal senatore Pd che ha comprato un bambino”. Tanto è bastato per toccare il fondo (ancora una volta). E non contento l’ex ministro (purtroppo sì) ha insistito: “Quanto ha pagato il senatore dem Sergio Lo Giudice per un figlio?”. L’attacco era diretto al senatore del Pd che ha avuto un figlio grazie proprio alla pratica dell’utero in affitto che tra le altre cose, nonostante le accuse, non è nemmeno prevista dal ddl Cirinnà. Insomma, siamo alla follia più becera. Basti pensare che l’uscita di Gasparri ha scandalizzato anche uno scandalizzatore di professione (vi ricordate la maglia che sbeffeggiava Maometto?) com’è Roberto Calderoli, che è intervenuto sottolineando come si stesse “offrendo uno spettacolo indegno“.

ALL’ATTACCO – Ma polemiche ci sono state anche sull’iter da seguire nella discussione. Alcuni senatori della minoranza, infatti, hanno criticato la proposta del Pd di procedere all’illustrazione delle modifiche non articolo per articolo ma tutti insieme sull’intero provvedimento, una prassi non prevista dal regolamento. A sollevare il problema sono stati Giacomo Caliendo e Francesco Nitto Palma di Forza Italia. Molto duri, insomma, gli interventi nei confronti del Pd, accusato di voler prendere tempo solo per risolvere i problemi interni al gruppo. La replica alle accuse è toccata al capogruppo Luigi Zanda, che non ci è andato giù morbido: “Questi sono atteggiamenti ostruzionistici”. Ma il vero ostruzionismo è stato fatto dalla Cei. Nel dibattito sulle nozze gay, infatti, ieri è intervenuto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il quale, ha commentato l’iter del ddl Cirinnà, sottolineando che si augura “che il dibattito in Parlamento sia ampiamente democratico” e che ci sia “una votazione a scrutinio segreto”. Insomma, dopo la decisione di Grasso di procedere per il voto palese, è addirittura la Cei a scomodarsi. Ma a rispondere ci ha pensato lo stesso Governo, per bocca del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti: “Le esortazioni sono giuste e condivisibili – ha detto – ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei”.

IN AGGUATO – Com’era facilmente immaginabile, la seduta del Senato si è conclusa intorno alle 15. L’esame del testo sulle unioni civili riprenderà martedì prossimo. Le cinquemila proposte di modifica della Lega non sono state ritirate, come ha specificato Calderoli. E resta in agguato, allora, l’emendamento a prima firma del senatore Pd Andrea Marcucci, il cosiddetto “supercanguro”, capace di eliminare tutte le proposte di modifica.