Centrodestra a pezzi. I partiti in ordine sparso alle consultazioni. Le condizioni di Salvini: “Draghi dovrà scegliere tra Grillo e la Lega”

MATTEO SALVINI
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“E’ meglio che ognuno dica liberamente quello che ha in testa. Noi non siamo costretti a fare nulla controvoglia, l’unità del centrodestra è un valore, governiamo in 14 regioni su 20”. Con queste parole il leader della Lega, Matteo Salvini, ha annunciato che il centrodestra andrà alle consultazioni di Draghi separatamente. “Draghi dovrà scegliere tra Grillo e la Lega – ha poi aggiunto il segretario del Carroccio -, se le richieste di Grillo sono la patrimoniale sui risparmi degli italiani, la nostra è l’esatto contrario. Sarà il professor Draghi a scegliere se per il futuro dell’Italia sono meglio nuove tasse o meno tasse. Noi a differenza di altri siamo liberi, non abbiamo già scelto il so o il no. Qualunque sarà la nostra scelta sarà la scelta di tutti a differenza di altri dove ci sono correnti, correntine, fuoriusciti e ripensanti, noi ci confrontiamo sulle idee e quando si sceglie la Lega di muove come un sol uomo”.

E’ come sempre chiara, invece, Giorgia Meloni. Nessuna possibilità di una partecipazione, o anche di un sostegno da parte di Fratelli d’Italia al Governo Draghi. Nessuna formula bizantina, nessuna espressione volutamente ambigua e nessun tentennamento, ma del resto nella coalizione di centrodestra è l’unica che può permetterselo avendo un partito compatto sulla sua posizione. A differenza degli alleati che devono “combattere” se non proprio con opposizioni interne, sicuramente con visioni e sensibilità diverse. A partire dal partito che al momento detiene la maggioranza relativa all’interno della compagine: la Lega di Matteo Salvini che, a dire il vero, una posizione univoca in queste settimane l’ha tenuta ben poche volte.

Ma non sarebbe giusto fargliene una colpa personale, è ormai chiaro che esiste una Lega di governo (i presidenti di regione, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga in primis) e una di piazza (lo stesso Salvini), una filoeuropeista (e filo Draghi, incarnata dal potentissimo Giancarlo Giorgetti, ça va san dire) e una euroscettica (Borghi e Baganai, ma non solo). E poi c’è lui, Silvio Berlusconi (leggi l’articolo), che un governo di unità nazionale lo auspica da mesi e più che col dissenso interno di FI i conti li deve fare con gli alleati e perciò, con poca convinzione, anche lui alla fine sposa la formula attendista dell’ “Andiamo a vedere cosa dice Draghi e poi il centrodestra deciderà insieme”.

Insomma, l’asso calato da Mattarella, sebbene tutti – trasversalmente – concordino nel giudicare quello dell’ex numero uno della Bce un profilo dialtissimo livello, ha già diviso il fronte giallo-rosso e potrebbe innescare frizioni anche dall’altra parte. Non a caso il vertice di centrodestra di ieri, convocato con l’obiettivo di andare insieme alle consultazioni con una posizione unitaria (e chiara) non ha prodotto gli esiti sperati: una sintesi ancora non si è raggiunta e ognuno andrà per conto proprio. Per FdI l’optimum sarebbe arrivare ad un’astensione di tutti tre i partiti maggiori (Cambiamo! di Toti ha già dato il pieno appoggio ad un esecutivo Draghi, definendolo “l’uomo giusto” così come gli altri “centristi” ), per la Lega, come ha dichiarato il suo leader, non c’è nessuna sfiducia preventiva.

Pur chiarendo che “la via maestra sono le elezioni” e che di questo sono convinti anche Meloni e Berlusconi, ammette: “Ci sono idee diverse tra gli alleati” e che “da segretario del primo partito di questo Paese, devo cercare di fare sintesi. Nella nostra riunione ho suggerito di andare ad ascoltare, a capire e valutare”. Ospite nel pomeriggio, dopo il vertice, di Radio Radio incalzato dai conduttori, ha aggiunto: “Non posso dirvi stasera cosa ho deciso di votare quando non so ancora come e cosa vuole fare Draghi e con chi. Siamo pronti a trattare sui temi, io personalmente vado a discutere non di temi di filosofia politica ma vado a capire che idea c’è su taglio delle tasse, apertura dei cantieri, riforma della giustizia”.

E’ evidente come siano dichiarazioni di prudenza e attenzione, ed è evidente – come già spiegato – che non sia facile per il capo del Carroccio sbilanciarsi oltre su Draghi, che agli occhi di una parte dell’elettorato leghista incarna “l’establishment europeo”, “l’uomo delle banche” e ben sappiamo come la narrazione dei “poteri forti” da quelle parti abbia il suo fascino (lo stesso problema, del resto, lo hanno nel MoVimento). Poi però c’è il pragmatismo e l’opportunismo elettorale, certo Salvini non può permettersi di lasciare il gallone dell’ “opposizione patriottica” dura e pura a Giorgia Meloni che ha ribadito anche ieri sera: “Se c’è una data del voto allora parliamo di tutto, ma escludo che Draghi sia disponibile per tre mesi”. Insomma, la posizione intermedia è il massimo dove può arrivare.

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