Uno Stato appaltato ai big della consulenza. Da Ernst&Young a Kpmg: tutti nei gangli di Authority e Ministeri

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Gira e rigira la giustificazione è sempre la stessa. Ma l’effetto finale è quello di un pozzo senza fondo. Lo Stato italiano, con tutte le sue eterogenee articolazioni, continua a versare centinaia di milioni di euro alle solite società esterne di consulenza. E di fatto mette nelle loro mani la gestione di gangli vitali della Pubblica amministrazione. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda l’Ansf, ossia l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. La struttura, sottoposta alla vigilanza del ministero delle infrastrutture guidato da Graziano Delrio, è nata in seguito alle liberalizzazioni europee per svolgere compiti di autorizzazione e controllo sull’intero sistema ferroviario del Belpaese. Nei giorni scorsi l’Agenzia ha messo a gara per 4 milioni di euro l’affidamento di un’attività di “supporto tecnico, amministrativo e legale per le attività istituzionali”.

I DETTAGLI – Le carte, nel tentare di aggiungere qualche dettaglio in più, spiegano che la gara comprende servizi come “reingegnerizzazione del modello di funzionamento dell’Agenzia; supporto per l’implementazione del modello operativo dei servizi comuni riferibili alle attività del settore amministrazione, affari legali e finanza, supporto per l’implementazione del modello operativo dei servizi core; assistenza legale; supporto in materia di certificazione di qualità; assistenza per i rapporti con gli organi di comunicazione”. Un astruso burocratese per dire che molte delle attività dell’Ansf verranno appaltate all’esterno, seppure in termini di supporto. Per inciso l’ultima società ad aver svolto il servizio per l’Agenzia, come confermato ieri dalla struttura, è Deloitte, uno dei colossi mondiali della consulenza. Ma come è possibile un’operazione del genere se oggi l’Agenzia ha al suo interno 118 dipendenti, per i cui oneri nel bilancio consuntivo 2015 sono state sostenute spese per 9,3 milioni di euro? Possibile che si debbano spendere fino a 4 milioni in quattro anni, ossia un milione l’anno, per chiamare in causa un esterno?  Contattata sul punto da La Notizia, l’Ansf ha premesso che “a fronte di un organico di 300 unità previsto dalla legge istitutiva, successivamente ridotto a 265 unità per effetto di norme sopravvenute in materia di contenimento della spesa pubblica, l’Ansf può contare attualmente su un organico di sole 118 unità”. Quindi “la spesa che è stata prevista a base di gara (1 milione l’anno) è ampiamente contenuta all’interno dei minori costi che si devono, purtroppo, registrare a causa del limitato numero di dipendenti in organico”. Sarà, ma così si regalano all’esterno fiumi di soldi. I casi ormai sono all’ordine del giorno.

I CASI – Di recente l’Inail ha lanciato una gara da 2,2 milioni l’anno (3 anni) per i servizi di web publishing e media relation. Servizio finora svolto dalla Ernst&Young, uno dei big della consulenza. La società pubblica Consip (centrale acquisti del Tesoro), per dotarsi di servizi professionali a supporto delle proprie attività, ha messo sul piatto 8 milioni l’anno in un triennio. Per farsi aiutare nella gestione dei fondi Ue dedicati all’immigrazione, il ministero dell’interno ha dato 8,7 milioni sempre a Ernst&Young. E poi sta per essere spartito un piatto incredibile. Sempre la Consip, infatti, ha lanciato una super convenzione da 621 milioni di euro per un’attività di “supporto specialistico e assistenza tecnica” alle Regioni nella gestione dei fondi europei. Come dire: visto che le nostre Regioni non sanno gestirli e metterli a frutto, bisogna di fatto appaltare all’esterno le relative attività. Ma la conclusione è sempre la stessa: un’infinita cuccagna che ogni anno apparecchiamo per le società esterne di consulenza, dalla Deloitte a E&Y, passando per Pwc e Kpmg. Società che peraltro mettono le radici in tutte le stanze della Pubblica amministrazione.

Twitter: @SSansonetti

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