Uno Stato sempre più insolvente. I crediti dei privati con la Pubblica Amministrazione salgono a 65 miliardi

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Una marea di soldi. Ancora non pagati. Le aziende private a fronte di forniture, manutenzioni o lavori fatturati alla Pubblica Amministrazione vanterebbero crediti per 65 miliardi di euro. Di questi, 31 sarebbero importi non ancora liquidati perché dalla data di emissione della fattura non sono ancora trascorsi 30-60 giorni stabiliti e 34 da imputare ai ritardi nei pagamenti.

I dati sono stati rilevati dalla Cgia di Mestre, a partire da quanto rilevato dalla Banca d’Italia, l’unico istituto che stima da alcuni anni l’ammontare complessivo del debito. Ma, fanno sapere, “si tratta di cifre sicuramente sottodimensionate e riferiei ancora al 2015”. In realtà, spiega la Cgia l’ammontare del debito commerciale della Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori resta un’incognita. Un interrogativo divenuto un’ossessione che non ha trovato ancora una risposta, sebbene siano trascorsi quasi due anni dall’applicazione della fatturazione elettronica che, secondo le promesse del ministero dell’Economia, doveva consentire alla Pubblica Amministrazione di quantificare con precisione lo stock del debito. Cosa, invece, non avvenuta.

Dai dati forniti dall’Eurostat lo stock di debiti commerciali al 31 dicembre 2015 era in Italia di 48,9 miliardi di euro (pari al 3% del Pil). Va sottolineato che questi dati non includono i debiti ceduti con la clausola pro soluto a intermediari finanziari e della quasi totalità dei debiti riconducibili alla spesa in conto capitale. In Spagna, invece, lo stock ammontava a 14,5 miliardi (1,3% del Pil), in Germania a 37,4 miliardi (1,2% di Pil) e in Francia a 26,4 miliardi (1,2 % di Pil). Naturalmente, oltre a non onorare i propri debiti, bisogna anche pensare alle situazioni in cui le aziende in difficoltà non possano far fronte, a loro volta, agli impegni dato che non riescono ad incassare il dovuto dalla Pubblica Amministrazione stessa.

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