Uova al fipronil, spuntano altri due casi. I Nas scoprono una doppia contaminazione in Campania. Migliaia di sequestri ad Ancona e Viterbo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Fipronil, l’insetticita è già diventato l’ultimo spauracchio dell’estate delle tavole mondiali. Prevenire meglio che curare, dice il proverbio, anche se pure secondo l’Istituto superiore di sanità i rischi per l’uomo sarebbero molto bassi. Nel dubbio meglio condurre le analisi del caso sulle uova. Quello che sembrava dovesse essere un allarme confinato a Belgio e Olanda ha ampiamente varcato i confini. Con i suoi effetti anche nel nostro Paese. Sono migliaia le uova sequestrate in provincia di Viterbo e in quella di Ancona. Nel dettaglio in terra marchigiana ne sono state sequestrate 6mila e un allevamento con 12mila galline; nel viterbese, invece, sequestrate 53mila uova destinate a alimentazione umana e 32mila uova destinate all’alimentazione animale. I dati sono stati forniti dal comandante del Nas, generale Adelmo Lusi, in una conferenza stampa oggi a Roma. I Nas hanno chiarito che il fipronil diventa tossico per l’uomo soltanto se ingerito in quantità rilevanti.  “Voglio tranquillizzare perchè in parte il fipronil è un ottimo antiparassitario presente nelle case di molti italiani, per gli animali domestici. Però è del tutto vietato”, ha sottolineato  Lusi, “l’utilizzo negli allevamenti e sugli animali da produzione. Per essere nocivo per gli uomini, deve essere assunto in grandi dosi, almeno 7 uova contaminate al giorno”. Finora l’attività investigativa, affiancata a quella delle Asl, ha portato a 253 accessi ispettivi in allevamenti, centri di distribuzione e lavorazione delle uova, industrie e laboratori di produzione. Il comandante dei Nas ha assicurato che le uova italiane sono sicure, sugli otto casi di presunta contaminazione occorre fare chiarezza. Due le eventualità possibili: attività di disinfestazione nelle aree dove sono allevati gli animali o presenza illegale del fipronil nei mangimi.

Il caso si allarga – Le uova al fipronil nel Belpaese non sono confinate soltanto a Lazio e Marche. Proprio questa mattina, dopo i primi due casi di uova contaminate svelati lunedì, sono stati rivelati dai carabinieri del Nas altri due casi sospetti. Entrambi in  Campania come confermato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Sono stati effettuati campionamenti in Campania e due sono risultati non conformi. “Gli esiti preliminari dell’attività dei Nas si innestano nel più ampio ed articolato piano di controllo disposto dal ministero della Salute”, è quanto si legge nella nota che prosegue spiegando che il piano “è stato elaborato per monitorare i prodotti a base di uova sia di provenienza estera che di produzione nazionale, al fine di rilevare eventuali situazioni di contaminazione con il citato insetticida, il cui uso è vietato negli allevamenti di animali impiegati per produzioni alimentari destinate al consumo umano. Dopo un primo rintraccio e blocco di prodotti pericolosi o sospetti provenienti dall’estero”, prosegue la nota, “una seconda fase operativa sta interessando l’intera filiera nazionale del comparto degli ovoprodotti, alla quale i Carabinieri dei Nas partecipano attivamente con interventi ispettivi, campionamenti e sequestri cautelativi di prodotti di varie tipologie”. Intanto tra i prodotti banditi sono finiti anche un lotto di patate e quattro tipi di pasta prodotti in Francia con uova di Belgio e Olanda.