Usa, Svezia e Regno Unito. Il Coronavirus presenta il conto a chi ha cercato scorciatoie. Anche Corea del Sud e Singapore che avevano usato il tracciamento evitando il lockdown adesso pagano pegno

di Giuseppe Vatinno
Mondo

Se si vogliono ottenere buoni risultati, o almeno non precipitare in catastrofi, occorre utilizzare metodi razionali. Chi non usa questo modo di procedere paga inevitabilmente dazio. Ed è quello che sta succedendo con Paesi che hanno adottato, per motivi ideologici, politiche non contenitive del virus anche se poi, come vedremo, dietro ci può essere un’altra strategia razionale, ma eticamente non accettabile. Dunque se guardiamo ai Paesi più contagiati del mondo in assoluto e in relazione alla densità di popolazione vediamo che Usa, Regno Unito e Svezia sono in testa mentre piccoli Paesi come Corea del Sud e Singapore, che avevano scampato la prima ondata, sono ora alle prese con la seconda.

Gli Stati Uniti hanno – come loro tradizione – seguito comportamenti diversi a seconda di ogni stato ma Donald Trump ha dichiarato apertamente che l’economia è la cosa più importante e quindi a breve si riaprirà molto se non tutto, mentre nella stessa New York, epicentro dell’epidemia, non c’è stato mai un vero lockdown. Il risultato? Gli Usa sono in testa alle nazioni più contagiate e con più vittime del mondo. Il Regno Unito invece è passato da una fase molto “liberal” ad una molto casta, ma ormai la frittata era fatta e guida il primato europeo. Così è per la Svezia, che ha lasciato aperto ed ora ha il tasso più alto tra i Paesi nordici. Infine i casi di Corea del Sud e Singapore che avevano contenuto ottimamente il primo picco con mezzi “non convenzionali” e cioè niente confinamento, ma con tracciamento tecnologico.

Nel primo caso è bastato poco perché un solo soggetto infetto, frequentatore di locali notturni, infestasse di nuovo la popolazione. Nel secondo caso il fattore di debolezza è stato invece il contagio esploso nei quartieri dormitorio dove risiedono i lavoratori stranieri, soprattutto asiatici, impiegati nell’edilizia. Questo da un lato ci ammonisce a non aprire “tutto subito” come vorrebbero invece le mosche cocchiere del turbo-capitalismo regionalista, perché basta un solo soggetto a mandare tutto all’aria, dall’altro ci fa riflettere sul fatto che la mitica parolina, “fase 2”, non deve essere affatto un “libera tutti”. Ciò significa che il buon senso e la logica funzionano sempre e che teorie strampalate no. Ma cosa c’è dietro a queste scelte? Dobbiamo dire che i due Paesi anglofoni, Usa e Gran Bretagna, sono sì il regno delle libertà, ma sono anche Paesi noti per portarsi a casa Nobel scientifici.

Ed allora? La spiegazione è semplice. Washington, Londra e Stoccolma hanno cercato di “contagiare” il massimo numero di persone per ottenere col tempo la cosiddetta “immunità di gregge” che è una sorta di vaccino naturale dovuto al fatto che la stragrande maggioranza della popolazione ha gli anticorpi essendo già stata infettata grazie a delle misure “liberali”. Ed in effetti questa era la linea inglese prima del ripensamento ed è l’attuale linea americana, come dichiarato di fatto dallo stesso presidente Trump. Il punto è che queste cose non si possono dire esplicitamente o almeno non si possono poi propagandare, ma di fatto queste nazioni stanno “vaccinandosi” per resistere ad una nuova eventuale fase di contagio e lo fanno a spese dei soggetti più deboli. Si tratta di una tecnica razionale, ma moralmente inaccettabile perché porta a un numero elevato di vittime che potevano essere invece salvate.