Vaccini Pfizer col contagocce, Regioni in rivolta. I ritardi delle forniture frenano la campagna anti-Covid in tutta Italia

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Un guaio e anche bello grosso. è quello combinato dalla Pfizer con i ritardi e le riduzioni dei vaccini. Che siano stati dirottati negli Usa per sostenere il neo presidente Joe Biden, che ha promesso 100 milioni di dosi in 100 giorni, è un dubbio più che lecito. Ma tornando in Italia, con l’intero paese ancora ostaggio del virus Sars-Cov-2, la Toscana annuncia che la somministrazione delle prime dosi di vaccino anti-Covid è sospesa per un tempo ancora da definire. La Valle d’Aosta, allo stesso modo, ha sospeso la sua campagna, garantendo per ora solo l’iniezione delle seconde dosi.

Ma è tutta la campagna vaccinale in Italia che sta rallentando, stravolta dai tagli annunciati dall’azienda. Il rischio, denunciato anche dalla Fondazione Gimbe nel suo ultimo monitoraggio, è di rimanere senza le fiale necessarie per effettuare tutti i richiami, che da protocollo devono avvenire 21 giorni dopo (con un margine di 48 ore) rispetto alla prima inoculazione. Le Regioni, specialmente quelle che avevano fatto più vaccini tre settimane fa (come Campania e Veneto) temono di non avere a disposizione tutte le seconde dosi se Pfizer dovesse ritardare ancora le consegne.

Ed il sospetto, o meglio, il timore che possano esserci altre sorprese aleggia da giorni. C’è poi anche la questione della diversa distribuzione territoriale dei tagli operati dalla Pfizer. Per questo, i governatori stanno discutendo un meccanismo di solidarietà: “Ci sarà un riequilibrio”, ha confermato mercoledì Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni. Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri aveva indicato un programma prudenziale: tenere sempre un 30% di dosi di scorta, proprio per evitare che eventuali imprevisti potessero compromettere la fase dei richiami.

L’ipotesi di un meccanismo di solidarietà tra Regioni dovrebbe prevedere che chi ha conservato più dosi ne cederebbe una parte a quelle che hanno somministrato di più senza tenere le scorte. Le Regioni più virtuose però fanno resistenza e non accettano di essere penalizzate per aver rispettato le indicazioni date dallo stesso governo. Le disparità non sono dovute solamente alle scorte tenute in magazzino. Pfizer ha infatti deciso unilateralmente una differente riduzione delle consegne. Sei Regioni (Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta) non hanno subito nessun taglio nella settimana in corso.

La Provincia autonoma di Trento è stata invece tra quelle più penalizzate, registrando un meno 60 per cento di dosi. A Bolzano il taglio è stato del 57 per cento, per il Veneto del 53 per cento e per il Friuli del 54 per cento. A confermare le criticità è anche Bonaccini per la sua Emilia-Romagna: “Regioni come la nostra sono state colpite in maniera più pesante“. A limitare il problema delle carenze potrebbe essere appunto una nuova disposizione sul riequilibrio nella distribuzione per le Regioni più svantaggiate dagli ammanchi della casa farmaceutica. Intanto alcuni territorio, in via precauzionale, hanno deciso di interrompere la somministrazione della prima dose già da lunedì.

E’ il caso della Toscana, ma anche della Valle d’Aosta che avendo superato il 93 per cento dei vaccini somministrati, ha scelto di concentrarsi solo sui richiami. Ma il rallentamento riguarda tutta l’Italia. Nel Lazio, che ha subito una decurtazione del 30 per cento delle dosi previste, “i ritardi Pfizer – spiega l’assessore Alessio D’Amato – impongono priorità nella somministrazione delle seconde dosi per completare la copertura”.

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di Gaetano Pedullà

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