Vade retro vaccino. L’Ordine dei medici all’attacco dei dottori che lo sconsigliano. Ora i frondisti dell’antivax rischiano pure la radiazione

dalla Redazione
Salute

“Il consiglio di non vaccinarsi, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”, e può portare a provvedimenti disciplinari per il medico, fino alla radiazione. Questa è la durissima presa di posizione della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), espressa per voce del segretario Luigi Conte, oggi, durante la presentazione di un documento sul tema: “Sconsigliare la vaccinazione ai pazienti va oltre la violazione del codice deontologico”.

Nel documento, peraltro, la Fnomceo si rivolge anche alla magistratura chiedendo di “favorire il superamento dell’evidente disallineamento tra scienza e diritto“. I medici si augurano che i magistrati intervengano in materia di salute “recependo nelle loro sentenze la metodologia dell’evidenza scientifica”. I giudici non dovrebbero avere atteggiamenti tesi a “fomentare comportamenti scorretti e non compatibili con il vivere sociale”.

L’Ordine dei medici interviene dunque con decisione su un tema molto discusso dagli italiani, oggetto di numerose polemiche e speculazioni che hanno portato, secondo i dati del Ministero della Salute, a un sostanzioso calo delle vaccinazioni in età pediatrica. Non è un caso che dopo aver ricordato l’importanza che hanno avuto le vaccinazioni nello sconfiggere molte malattie in tutto il mondo, il documento sottolinea come questi medicinali in questi anni siano finiti sotto attacco.

Di recente , infatti, si registra un’inversione di tendenza nelle intenzioni degli amministratori locali, dovuta ai dati allarmanti sul calo delle vaccinazioni. Secondo le ultime rivelazioni disponibili, riferite al 2014, in Italia i bambini vaccinati calano al ritmo di 5-10 mila l’anno. Un dato che ci porta sotto la soglia di sicurezza per gli “obbligatori”, fissata al 95% di copertura. Altri vaccini come il trivalente per morbillo, la parotite e la rosolia sono addirittura al di sotto all’85%.

Il documento, approvato all’unanimità lo scorso 8 luglio dal consiglio nazionale Fnomceo, non entra nel merito delle sanzioni disciplinari invocate dai suoi firmatari durante la presentazione, ma precisa che “solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”. La necessità di prevedere delle sanzioni è stata poi ribadita con forza durante la presentazione.

“Si fa pericolosamente strada nell’opinione pubblica la falsa percezione che i vaccini siano superflui e inutili – ha spiegato Maurizio Grossi, coordinatore della Consulta Deontologica della Fnomceo. – Per questo abbiamo voluto fortemente il documento. Perché, quando ci viene chiesto: ‘La Fnomceo da che parte sta?’, possiamo rispondere senza esitazioni: “Noi stiamo dalla parte dei vaccini”.

“I medici ricordano che secondo la Costituzione della Repubblica – si legge nel documento – la tutela della salute dell’individuo rappresenta un interesse della collettività. Tale imperativo costituzionale si attaglia ai vaccini che, proteggendo il singolo dalla possibile comparsa di gravi malattie, tutelano la comunità attraverso il cosiddetto effetto gregge, che si realizza quando una percentuale variabile tra l’85% e il 96%, a seconda della contagiosità della malattia, induce una riduzione fino alla cessazione della circolazione degli agenti patogeni”.

Per la Fnomceo, “questi concetti della medicina moderna, che hanno salvato centinaia di milioni di vite umane, non possono essere trascurati”. Anzi, “è compito della professione ricordarli ai medici, ai decisori politici e ai cittadini tutti. Lo stato di salute della popolazione non è un dato definitivamente acquisito, ma deve essere continuamente presidiato e difeso e ciò vale per ogni attentato che si voglia portare all’efficienza del Servizio sanitario nazionale”.