Valeria Valente non è valente. L’onorevole Pd candidata a Napoli cattivo esempio di trasparenza: la sua dichiarazione elettorale è piena di omissis

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È certamente impresa ardua che possa vincere a Napoli dato che si trova tra due fuochi niente male come sono il Movimento cinque stelle e Luigi de Magistris. Ma Valeria Valente vuole provare il tutto per tutto. E dalla sua, d’altronde, dopo le mille e una polemiche sui presunti brogli (o perlomeno pressioni) alle primarie, ha tutto l’establishment di partito. Non fosse altro che è lei il nome sposato sin dalla prima ora da Matteo Renzi in persona.

Peccato, però, che la Valente non parta proprio con quel che si dice il piede giusto. Perlomeno in fatto di trasparenza. Già, perché come testimoniato dai dati OpenPolis, infatti, la deputata e candidata sindaca pubblica un rendiconto elettorale inservibile: sono infatti oscurate sia le cifre dei contributi ricevuti che tutte le voci di spesa.

La Valente, come si può vedere dalla foto qui sotto, omette praticamente tutto quello che si potrebbe omettere. Con la conseguenza che dalla sua rendicontazione non si capisce le fonti da cui ha preso soldi, le cifre ricevute e il totale dei contributi.

Valeria Valente

Peccato però che la legge dica chiaramente che spese e contributi devono essere specificatamente rendicontati. Prendiamo la legge n. 515 del 1993. All’articolo 6 si legge: “alla dichiarazione  deve  essere  allegato  un  rendiconto   relativo   ai contributi  e  servizi  ricevuti  ed  alle  spese  sostenute”. Come se non bastasse, ecco che arriva l’articolo 7 della stessa legge, ancora più esplicito: “Le spese per la propaganda elettorale direttamente riferibile al candidato, ancorché sostenute dai  partiti  di  appartenenza,  dalle liste o dai gruppi di candidati, sono computate […] tra  le  spese  del  singolo  candidato, eventualmente pro quota. Tali spese debbono essere quantificate nella dichiarazione”. Tutto chiaro: secondo la legge tutti i candidati, quando rendicontano, devono quantificare per iscritto i materiali elettorali messi a disposizione dai “partiti di apparentenza”.

E invece? Niente di niente. La formula è quasi sempre la stessa: “Dichiaro di essermi avvalso esclusivamente di materiali e mezzi messi a disposizione dal partito”. Una formula vuota e che, soprattutto, dopo non è seguita da alcuna quantificazione come invece prevedrebbe la legge.

E poi si arriva ai casi estremi com’è, di fatto, quello della Valente. “Che senso ha – si chiedono giustamente da OpenPolis – pubblicare un rendiconto economico da cui non è possibile sapere quanti soldi ha ricevuto di finanziamenti alla campagna elettorale? Che senso ha ‘pecettare’ alcune delle cifre ricevute (oltre al totale) e lasciarne visibili giusto un paio?”.

Dal foglio pubblicato, strapieno di omissis, non è infatti possibile sapere praticamente nulla, nemmeno se la parlamentare ha rispettato il tetto massimo di contributi stabilito dalla legge. E per quanto riguarda le spese? Peggio ci si sente: la sezione delle spese è completamente oscurata.

L’unica cosa che sappiamo, dalla sua dalla dichiarazione dei redditi, è che quando la Valente è entrata in politica aveva un reddito pari a zero. Negli anni successivi la carriera politica ha fatto bene (anche) al suo portafoglio. E il reddito è salito: da zero del 2013 a 100.120,00 euro del 2014. Fino a 125.987,00 euro del 2015.

Ora vedremo come si comporterà la Valente in campagna elettorale a Napoli. Se, insomma, la Valente sarà “valente” anche in fatto di trasparenza.

Tw: @CarmineGazzanni