Varese, abusata per anni vende la casa ma il Tribunale condanna la donna a restituire la somma

Varese, abusata per anni vende la casa
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Varese, abusata per anni vende la casa ma la donna ora è costretta a ripagare lo Stato. Prima il danno e poi la beffa per una 36enne che dopo aver denunciato il compagno per violenze sessuali deve subire un’altra umiliazione.

Varese, abusata per anni vende la casa

In provincia di Varese, una donna di 36 anni per anni è stata vittima di violenze sessuali da parte del compagno. Una brutta storia che ha avuto un seguito ancora più catastrofico.

Il compagno della donna soffriva di disturbi psichiatrici e per anni l’ha costretta, anche quando era incinta, ad avere rapporti sessuali. Picchiata e minacciata dall’uomo, solo dopo diverso tempo la donna ha trovato il coraggio di denunciare. Così sono partite le indagini che hanno portato a un ordine di custodia cautelare nei confronti dell’uomo e, da parte del sindaco, di un trattamento sanitario obbligatorio. L’uomo, finito in una struttura psichiatrica, nel 2017 si è suicidato.

Successivamente, la donna, rimasta sola con il figlio piccolo, ha deciso di vendere l’abitazione che aveva acquistato insieme al compagno con le agevolazioni fiscali per la prima casa. Pensava anzi si illudeva di aver chiuso definitivamente un capitolo triste della sua vita, voltando pagina insieme a suo figlio.

Il Tribunale condanna la donna a restituire la somma

Tuttavia, i ‘fantasmi’ delle violenze subite non le hanno dato pace. Appena venduta la prima casa acquistata con il compagno, l’agenzia delle Entrate le ha chiesto il rimborso delle agevolazioni fiscali perché non erano ancora passati cinque anni dall’acquisto. Così la Commissione Tributaria, con sentenza del 22 febbraio pubblicata il 6 maggio ha stabilito che la donna deve pagare. «La legge che vieta la cessione prima di cinque anni – hanno spiegato i legali della donna Filippo Caruso e Giorgio Prandelli – prevede la deroga in caso di fatti gravi e imprevedibili, come ci sembra possa essere una vicenda terribile come una prolungata violenza sessuale e psicologica. Eppure abbiamo scoperto che per i tre giudici della commissione Tributaria di Varese un dramma come quello ben descritto dai Carabinieri e dal Gip si possono considerare fatti non di estrema gravità».

Vero che i cinque anni non sono trascorsi, ma la legge prevede la restituzione dei benefici fiscali tranne che in caso di «fatti gravi e imprevedibili». Così, quando l’Agenzia delle Entrate ha chiesto il rimborso delle agevolazioni, la donna ha immediatamente fatto ricorso vista l’oggettività e le gravità dei danni subiti.

A quanto pare, c’è chi ha interpretato la situazione diversamente. Infatti, la commissione tributaria, con un’ordinanza emessa nei giorni scorsi, ha stabilito che non sussisteva «un avvenimento di gravità estrema, assolutamente fuori da ogni possibile previsione, eccezionale e inevitabile», necessario affinché venga sospesa la richiesta di restituzione dei benefici fiscali per la prima casa.

La motivazione, dopo la narrazione dell’incubo vissuto dalla donna, desta molte perplessità. La terza sezione della Commissione tributaria provinciale di Varese ha scritto: «La situazione di forte disagio richiamata dalla ricorrente e, a suo dire, impeditiva dell’acquisto di nuovo immobile non può essere presa in considerazione, dal punto di vista normativo, in quanto non si ravvisa un impedimento oggettivo e non prevedibile tale da non potere essere evitato e tale da costituire un ostacolo all’adempimento della obbligazione». Quindi, oltre ai 750 euro di spese legali, la donna sarà chiamata a pagare altri 4.000 euro. Una vicenda che umilia e sconforta la donna che ha avuto il coraggio di denunciare e voltare pagina.

 

Leggi anche: Serve anche Elisabetta Franchi per dare forza alle donne italiane. La stilista ha fotografato un sistema. E quanto ci occorra il welfare aziendale