La Lega nel mirino dei pm. Intreccio con ‘ndrangheta e massoneria

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di Nerina Gatti

“Sono in atto da parte della DIA, una serie di articolate perquisizioni a Reggio Calabria, Milano e Genova nell’ambito dell’indagine Breakfast, che ha già evidenziato i rapporti tra esponenti della Lega Nord e componenti della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano ed ex appartenenti alla destra eversiva. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata ad agevolare cosche di ‘ndrangheta e violazione della Legge Anselmi sulle società segrete.”

Queste sono le dichiarazioni del procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, contattato telefonicamente. Sembra che queste perquisizioni siano il proseguimento dei riscontri alle dichiarazioni dell’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, arrestato ad aprile su richiesta della Procura di Milano e adesso ai domiciliari, che da mesi sta collaborando con il pm della DDA reggina, Giuseppe Lombardo, e dalle dichiarazioni del pentito Nino Fiume, ex braccio destro Peppe De Stefano, capo della potente cosca De Stefano. Da stamattina all’alba, gli uomini della DIA del colonnello Gianfranco Ardizzone, stanno effettuando perquisizioni in 25 abitazioni, tre sedi societarie e sei accessi bancari, disposte dal pm Lombardo e dal sostituto Nazionale Antimafia Francesco Curcio. Gli inquirenti ipotizzano un rapporto ‘ndrangheta-massoneria-eversione per il riciclaggio di denaro sporco e con la contestazione della legge contro le società segrete si può ipotizzare una possibile nuova P2 ndrangheto-lombardo-ligure? Tra gli indagati di questo nuovo filone dell’indagine “Breakfast” figurano alcuni personaggi già interrogati da Lombardo. Uomini legati alla potente cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano, come Romolo Girardelli per gli affari in Liguria, Paolo Martino per quelli in Lombardia che secondo gli inquirenti tramite il prestigioso studio milanese di Via Durini, MGiM dell’ex terrorista dei NAR, Lino Guaglianone, uomo vicino a Ignazio La Russa e come il sedicente avvocato “facilitatore” Bruno Mafrici, che curava i rapporti con i politici calabresi tra cui il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, e l’uomo d’affari Stefano Bonet. Questi soggetti, avrebbero riciclato milioni di euro, circa 80 all’anno, investendoli attraverso i loro fiduciari, all’estero. La procura di Reggio Calabria ha fatto richiesta di rogatoria in Svizzera, a Cipro e in Tanzania. Gli uomini della DIA, guidati dal colonnello Gianfranco Ardizzone, stanno perquisendo la sede dello studio a pochi metri dal Duomo, l’MGim e quelle di società della famiglia romana Mucciola, con sede a Reggio Calabria, ma molto attiva anche a Milano, dove si occupò di un appalto per lavori al Pio Albergo Trivulzio.