I vescovi conservatori perderanno. Oggi la Chiesa si regge sul consenso. Il Sinodo e i movimenti in Vaticano visti da Gianluigi Nuzzi

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di Antonello Di Lella

“Lo spazio per le lobby nella nuova Chiesa di Papa Francesco sarà sempre minore”. Ne è più che convinto Gianluigi Nuzzi. Un giornalista che ci ha svelato già tanti segreti del Vaticano. E che crede fortemente nella rivoluzione avviata da Bergoglio. Cambiamenti epocali che secondo Nuzzi continueranno. Gradualmente sì, ma procederanno nonostante dentro le mura leonine ci sia una forte opposizione alla politica impressa dal Papa venuto dalla fine del mondo. Quelle forze conservatrici della Chiesa che, dice Nuzzi, “si aggirano nei giardini ma che verranno spazzate via”.

UNA CHIESA PARTECIPATA – “Il Papa parla al popolo e i vescovi che ti remano contro finiscono in una posizione di minoranza”, afferma deciso Nuzzi a La Notizia, “Quella che sta costruendo Bergoglio è una Chiesa partecipata che si regge sul consenso dei credenti”. Alla faccia di tante fantasiose ricostruzioni su una presunta chiusura anticipata del suo Pontificato e dei tanti oppositori che osteggiano Francesco ogni giorno e che sul soglio di Pietro preferirebbero una figura diversa. Ma il consenso del popolo potrebbe non bastare per riuscire a rivoluzionare il concetto tradizionale di famiglia, tema centrale del sinodo aperto ieri. Il Papa ha lasciato intendere di voler procedere dritto per la sua strada: “Non siamo in Parlamento, non c’è spazio per compromessi”. Nuzzi, però, è convinto che l’opposizione dei prelati conservatori sul tema sarà feroce: “I cambiamenti del Papa sulla famiglia rischiano di restare solo sulla carta”. Una rivoluzione che richiede più tempo secondo il saggista esperto delle questioni vaticane “perché sulla famiglia c’è un grande dibattito aperto”. E con l’ultimo coming out di monsignor Krzysztof Charamsa che di certo non aiuta.

EFFETTO CONTRARIO – Il tuono del teologo polacco Charamsa ancora rimbomba nel colonnato del Bernini. La confessione della sua omosessualità e il suo avere un compagno “rompe un tabù, togliendo l’anestesia a una situazione latente. Accade qualcosa di autentico che finora non avevamo mai visto”, sostiene Nuzzi, “ma che allo stesso tempo va a negare il principio pastorale di non avere tentazioni. Così facendo, però, alla vigilia di una riunione tanto importante su questioni delicate legate alla famiglia, l’intervento di Charamsa spinge il sinodo verso posizioni estremamente conservatrici. Il teologo polacco”, continua Nuzzi, “produce così l’effetto contrario rispetto alle sue intenzioni di sfondare un muro invalicabile come è quello dell’omosessualità. Visto che ci sono tanti sacerdoti che vivono in segreto la loro omosessualità per non diventare oggetto di pressioni indebite. Storie che fanno parte del libro della realtà”. Ecco perché, pur plaudendo al gesto in sé, l’uscita di Charamsa secondo Nuzzi “appare inopportuna”.