Vatileaks 2.0, il Monsignore e la lobbista che ora chiamano Giuda. I due avevano fatto presto carriera. Delle riforme economiche affidate però non si è visto nulla

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di CAROLA OLMILa sua nomina era stata subito chiacchierata. Francesca Immacolata Chaouqui, inserita a 32 anni nella Commissione d’inchiesta sulle finanze vaticane, aveva sorpreso non poco. Nel suo curriculum spiccavano diverse esperienze in studi legali, anche prestigiosi come Pavia e Ansaldo, poi Crisci e Associati, e l’internazionale Orrick, Herrington & Sutcliffe. Ciò nonostante nulla poteva far presagire un incarico tanto delicato, anche perchè non risultava ancora neppure conseguito il titolo di avvocato. La Chaouqui era insomma una praticante, ma evidentemente con le entrature giuste. Tanto che la mancanza del tesserino non aveva fermato Papa Ratzinger, dal quale era venuta la scelta della commissione di religiosi e laici incaricata di dare trasparenza alle finanze vaticane e proporre le riforme necessarie per evitare di incorrere in nuovi scandali e sprechi. Quali fossero all’epoca le competenze la Chaouqui per assolvere un tale ruolo resta tutt’ora un mistero. Il suo curriculum rivelava che aveva seguito in particolare le “external relations, communication e public affairs”. Attività di “comunicazione” che secondo la giustizia della Santa Sede la professionista avrebbe continuato a fare anche successivamente all’incarico. L’UOMO DELL’OPUS DEI Se la Chaouqui ha subito collaborato con le autorità giudiziarie vaticane e per questo è stata già rimessa in libertà, più controversa appare la figura di monsignor Vallejo Balda, 54 anni, vicino all’Opus Dei. Dopo aver fatto per anni il parroco in Spagna era arrivato a Roma ed era riuscito a fare carriera nelle gerarchie ecclesiastiche. Ratzinger lo aveva scelto come segretario della Prefettura degli affari economici della Santa Sede e Bergoglio lo aveva nominato segretario della Commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede creata ad hoc dal Papa per “proseguire nella riforma delle istituzioni della Santa Sede, finalizzata a una semplificazione e razionalizzazione degli organismi esistenti e a una più attenta programmazione delle attività economiche in Vaticano”. C’era (e c’è) bisogno di trasparenza e pulizia, e questa commissione doveva essere lo strumento per aiutare il cambiamento. Evidentemente però le cose non sono andate così. ARIA NUOVA Di fronte alla mancanza di risultati fu proprio Francesco a sciogliere la commissione dove Balda era l’unico prelato per istituire la Segreteria per l’economia, un vero ministero delle finanze vaticano, nominando come prefetto il cardinale australiano George Pell, che fa anche parte dei 9 porporati che aiutano Bergoglio nel governo della Chiesa universale e nelle riforme curiali.