Via libera tra i veleni. È guerra tra bande sul Cda della Rai. Passa Di Majo, ma i 5S si dividono. Mentre Lega e FI umiliano la Meloni

Rai Di Majo
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Spaccature nel Movimento 5 Stelle e veleni a destra. Il voto ieri in Parlamento per i nuovi quattro membri del Consiglio di Amministrazione della Rai, come era nell’aria ormai da oltre una settimana, è finito nel peggiore dei modi. Alla prima prova, il capo in pectore dei 5S, Giuseppe Conte, anziché ricucire ha creato ulteriori divisioni tra i contiani e i pentastellati rimasti più vicini a Beppe Grillo, mentre Forza Italia e Lega hanno assestato l’ennesimo schiaffone a Giorgia Meloni, i cui consensi sembrano far sempre più paura a leghisti e azzurri.

BRACCIO DI FERRO. I 5 Stelle, come avvenuto anche in passato per scelte come quelle per l’Agcom, avevano affidato la valutazione dei diversi profili dei candidati ai loro commissari in Vigilanza, affinché stabilissero chi fosse il più meritevole. La scelta era così caduta su Antonio Palma, che aveva preso sei voti, mentre Alessandro Di Majo (nella foto), il candidato su cui ha subito puntato l’ex premier Giuseppe Conte, aveva ottenuto un solo voto. La settimana scorsa il capo reggente Vito Crimi aveva però bloccato tutto e chiesto un rinvio del voto a Montecitorio e a Palazzo Madama, per rivalutare la situazione.

Tra le critiche a Palma quella che ha già l’incarico di presidente dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che a quando pare, come appurato dagli stessi commissari della Vigilanza, non è però incompatibile, impegnandolo per circa due sole ore al mese. Sul fronte dei doppi incarichi inoltre problemi li ha lo stesso Di Majo, essendo consigliere delle Assicurazioni di Roma, scelto da Virginia Raggi. Una matassa che il comitato dei saggi incaricato da Crimi non è riuscito a sbrogliare e alla fine la scelta l’hanno fatta il capo reggente e i capigruppo M5S di Camera e Senato, Davide Crippa ed Ettore Licheri, blindando Di Majo.

Dopo tentativi di mediazione in extremis, si è svolta un’infuocata assemblea al Senato, in cui Crimi & C., anche se il messaggio era diretto allo stesso Conte, sono stati accusati di una totale mancanza di rispetto del lavoro parlamentare e di aver compiuto un atto di forza, partendo così con il piede sbagliato nel cosiddetto nuovo corso. Tanto che Di Majo è stato eletto con ben pochi voti. Un messaggio di parte dei parlamentari 5 S a Conte.

LO SGAMBETTO. A destra non è andata meglio. L’accordo di inizio legislatura era quello che Forza Italia non avrebbe avuto diritto a un consigliere nel CdA della Rai, avendo il presidente della Commissione Vigilanza, Alberto Barachini. FdI ha così deciso di riproporre Giampaolo Rossi e la Lega di puntare al bis per Igor De Biasio. Ma agli azzurri, non bastando più la Vigilanza, hanno spinto per Simona Agnes, riuscendo alla fine a far fuori rossi. Alla fine bene è andata solo al Pd, che è riuscito senza troppi affanni a far eleggere la propria candidata, Francesca Bria. E Italia Viva? Non ha toccato palla.

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