Veneto, sventato piano violento per l’indipendenza

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Sono ventiquattro gli arresti messi in esecuzione dopo il blitz dei carabinieri del Ros di Brescia: quindici in Veneto, il resto in altre regioni. Stamattina all’alba, infatti, sono partite 33 perquisizioni, a carico di un gruppo di persone accusate di terrorismo ed eversione del sistema democratico, oltre che di fabbricazione di armi. Gli ordini di custodia cautelare riguardano numerosi veneti che militano tra le file del movimento indipendentista, tra cui l’ex parlamentare e fondatore della Liga Veneta Franco Rocchetta, gli ex Serenissimi Luigi Faccia e Flavio Contin e il leader dei Forconi Lucio Chiavegato. Secondo le indagini del Ros, coordinate dalla procura bresciana le persone arrestate farebbero parte di «un gruppo riconducibile a diverse ideologie di tipo secessionista che aveva progettato iniziative anche violente finalizzate a sollecitare l’indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale». 

Tra gli episodi contestati ai secessionisti arrestati dai carabinieri c’è anche quello, riferiscono gli investigatori, della costruzione di un carro armato del peso di 40 tonnellate «in grado di sventrare un edificio», da utilizzare per compiere un’azione eclatante a Venezia, in piazza San Marco, probabilmente nel periodo delle elezioni europee. Il mezzo, perfettamente funzionante (tanto che erano state già eseguite anche delle prove di fuoco) è stato sequestrato. La vicenda richiama alla memoria quanto avvenuto il 9 maggio 1997, quando un gruppo di «Serenissimi» diede l’assalto al campanile di piazza San Marco. In quel caso tra gli elementi più scenografici c’era proprio un furgone trasformato in rudimentale carro armato, poi denominato «Tanko», ma che però in quel caso non era in grado di sparare.

Obiettivo del Movimento Separatista Veneto e degli arrestati era principalmente la costituzione di uno Stato Veneto Indipendente. L’insurrezione armata avrebbe riguardato, secondo gli inquirenti, anche l’ «insurrezione» di varie regioni del Nord «esasperate dalla crisi economica». Il dato più volte evidenziato dalle forze dell’ordine è quello della «pericolosità» dei Secessionisti.

La «finalità violenta» è dimostrata, hanno ribadito, soprattutto dalla costruzione del tanko e dalla svariate armi sequestrate. «C’erano tutte le condizioni per azioni violente, armate, pianificate nel dettaglio, molto pericolose per l’incolumità pubblica», hanno specificato gli Inquirenti. Secondo le indagini, pare ci siano stati contatti con la criminalità albanese da cui i Secessionisti si erano riforniti di armi. Il progetto indipendentista era portato avanti con riunioni riservate tra case private, aziende e ristoranti degli affiliati e zioni di proselitismo sia per reperire finanziamenti che per «convincere» all’adesione nuovi simpatizzanti. Tutti gli affiliati, dotati di telefoni cellulari riservati esclusivamente all’attività eversiva, erano schedati dall’organizzazione Secessionista e dovevano firmare una sorta di «contratto» con precisi doveri da rispettare per fare parte dell’organizzazione.

Gli ideatori del movimento, secondo quanto rivelato dalle forze dell’Ordine, avrebbero ipotizzato anche attentati dinamitardi sulla scia dell’esperienza altoatesina, che poi sono stati scartati, «non per un motivo si sicurezza pubblica, ma per non compromettere il progetto finale». Qualche giorno fa Luigi Faccia aveva commentato sul sito Indipendenza: «Sempre più persone, soprattutto giovani hanno a cuore il gesto dei Serenissimi in piazza San Marco. Ritengono che si debba ripartire da lì, da quel gesto eroico che è valso molto di più di trent’anni di venetismo all’acqua di rose e di inutili elezioni politiche»

Secondo quanto si è appreso, gli arresti e le perquisizioni sono state eseguite tra le province di Padova, Treviso, Rovigo, Vicenza e Verona (Verona 9 arresti, Treviso 2, Rovigo 3, Padova 3) e hanno visto impegnati i militari dei vari comandi provinciali dell’Arma. Tra gli indagati figurerebbero alcune persone vicine al noto gruppo dei Serenissimi e il presidente e la segretaria della Life, l’associazione che avrebbe avuto un ruolo particolarmente attivo nel periodo di contestazione dei cosiddetti forconi dell’8 dicembre scorso. L’ «epicentro», sempre secondo quanto si è appreso, sarebbe Casale di Scodosia, nel Padovano dove sarebbe stato trovato il «tanko». L’ex sindaco Renato Modenese (Comune commissariato, appresa la notizia ha commentato: «con la crisi sono cose che possono capitare») Gli indagati, secondo quanto è emerso nelle indagini, avevano pensato di trasformare un trattore agricolo in una sorta di mezzo corazzato attrezzato con un cannoncino da 12 millimetri, ma durante le fasi di montaggio c’erano stati problemi di calibratura e di recupero dei pezzi per la sua costruzione. Intanto, è in programma per oggi (mercoledì 2 aprile)  una mobilitazione in piazza San Marco a Venezia  per dare sostegno agli arrestati. Promotore dell’iniziativa è il movimento Plebiscito.eu, mentre la Lega Nord ha annunciato una manifestazione per domenica 6 aprile a Verona, alle ore 18. Duro il segretario Mattero Slavini: «Lo Stato libera mafiosi e clandestini e processa le idee».