Venti miliardi nostri per le banche, il Parlamento ratifica il salasso dei conti pubblici: anche i verdiniani votano a favore

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Dal rischio Troika a quello di falso in bilancio. Dopo il blitz in Consiglio dei ministri che lunedì a tarda sera ha autorizzato l’Esecutivo a chiedere al Parlamento l’autorizzazione ad aumentare l’indebitamento per fare fronte a eventuali necessità del comparto del credito, Monte dei Paschi di Siena in testa, ieri è partito il fuoco di fila da parte delle opposizioni, a cominciare da Forza Italia con il capogruppo alla Camera Renato Brunetta e fino al M5s. Di fronte alla soluzione di iniettare denaro pubblico per tentare di salvare la disastrata Mps e altri istituti in difficoltà, impattando inevitabilmente sul debito pubblico, infatti, c’era da aspettarselo. Anche se poi in Aula si è sgonfiato tutto e la risoluzione è passata sia alla Camera che al Senato addirittura con i voti dei verdiniani di Ala.

Gioco duro – La misura di 20 miliardi di euro per poter intervenire eventualmente sulle banche e salvare i risparmiatori è “precauzionale”, come si è affrettato a chiarire il premier nel corso del Cdm di lunedì, per quanto, come è arcinoto ai più, di precauzionale non abbia in realtà nulla. È bene, infatti, chiamarla nel modo giusto: una via d’uscita da imboccare nel caso – ormai certo – di fallimento dell’aumento di capitale di Mps (e non solo). La fretta della mossa, intanto, è il primo segnale inequivocabile di questo stato dell’arte. Rocca Salimbeni, è giusto ricordarlo, ha tempo fino al 31 dicembre per effettuare l’aumento di capitale da 5 miliardi imposto dalla Banca Centrale Europea per evitare di essere nazionalizzata mentre oggi scade il termine per la conversione volontaria (decisa dalla Consob) dei bond subordinati da parte dei 40 mila piccoli risparmiatori. Tempo scaduto, insomma, per la banca chiamata a convincerli a trasformare le obbligazioni subordinate in azioni della futura Mps. Tutti i nodi sono ormai venuti al pettine.  L’eredità lasciata dal Governo Renzi è sul tavolo e sarà il primo vero banco di prova per Gentiloni. Costretto ora a tentare di recuperare il tempo perso, per ragioni di propaganda elettorale (con la partita aperta del referendum costituzionale), dal suo predecessore. Non è possibile, infatti, credere che il duo Renzi-Padoan avesse davvero confidato nelle capacità taumaturgiche del mercato. Sta di fatto che a questo punto le opposizioni hanno davanti fertili praterie per gridare allo scandalo.

Senza sconti – A dare fuoco alle polveri in mattinata è stata Giulia Grillo, capogruppo Cinque Stelle alla Camera che ha cinguettato: “Ci stanno per appioppare altri 20 mld di debito pubblico dopo aver giocato mesi sulla riforma invece di  pensare a #Mps”. Mentre i senatori M5s delle commissioni Finanze e Bilancio hanno subito evocato la Troika. Di fronte alla correzione dei conti da 20 miliardi di euro, pochi giorni dopo il voto di fiducia sulla Legge di bilancio, “l’unica spiegazione di un comportamento così avventato  – hanno detto – è che la crisi di Mps serva da scusa per ricapitalizzare l’intero sistema bancario, magari chiedendo un prestito al MES e consegnando il Paese nelle mani della Troika”.