Verdini e Renzi sono una coppia di fatto. E i compagni fuggono. Da Pippo Civati a Michele Emiliano

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Alessia Vincenti

Ci sono i sedotti e abbandonati dal “renzismo” con Pippo Civati capofila. I diversamente fedeli, come Sergio Chiamparino e Graziano Delrio. E poi, ancora, gli spiriti critici Matteo Richetti e Michele Emiliano. Senza dimenticare i (possibili) neo polemici sullo stile di Walter Veltroni. Ma anche i convertiti al Verbo di Matteo, come Denis Verdini. L’almanacco di Renzi è piuttosto ricco di figure, che a vario titolo hanno incrociato il suo tragitto. Verdini, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, è diventato il “mister Wolf” del presidente del Consiglio, Matteo Renzi: l’obiettivo è quello di calamitare  in maggioranza i parlamentari per ingrossare i numeri della maggioranza. Alla Camera, ma soprattutto al Senato dove il pallottoliere è sempre in bilico. Con il “no” sulla sfiducia al governo ha compiuto un altro passettino, nemmeno troppo felpato, verso l’alleanza con il Pd. Una ‘coppia di fatto’ politica, per citare il tema caldo delle unioni civili.

AMORI TRADITI – La storia dell’ex consigliere berlusconiano segue un percorso inverso, politicamente, a tanti altri “renziani di ferro” della prima ora. Che Con gli anni hanno preso le distanze dal Rottamatore. La prima pagina spetta a Pippo Civati. Il deputato lombardo è salito sul palco della prima Leopolda al fianco di Renzi, quando diceva “Il Pd deve essere il nostro”. Giorno dopo giorno il vento è cambiato. E così Civati si è trasformato nel controcanto dell’ex compagno di viaggio. Certo, è entrato alla Camera nelle liste del Pd. Poi c’è stato un crescendo di voti controcorrente, sfociati nell’uscita dal Pd e nella fondazione di Possibile. L’opinione oggi è sintetizzabile in una frase: “Matteo ha fatto cose mostruose”. Un altro peso massimo, critico verso Renzi, è il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, l’anima del referendum anti-trivelle che ha creato più di qualche irritazione a Palazzo Chigi. Del resto non è un mistero che con il premier si è rotto il “rapporto politico e personale”, ha candidamente ammesso Emiliano. Praticamente eletto a “unico oppositore” del renzismo.

I CRITICI – Della lista degli spiriti critici fa parte Matteo Richetti, attuale deputato dem. In realtà, ‘Matteo il bello’ ha chiarito di non aver “intenzione di attaccare Renzi, né di cambiare idea sul percorso fatto insieme”. Ma ha anche sostenuto che “Il Pd non è più di nessuno” e ha “un’identità minata”. Denunciando “una classe dirigente che non si vede prendere forma”. Il diversamente renziano, Graziano Delrio, aveva provato a contrastare lo strapotere del leader. Ma per evitare grane è stato spedito in un esilio dorato come ministro delle Infrastrutture. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, è un altro che non ha risparmiato critiche al presidente del Consiglio: “Propone per le Regioni cose impossibili. Non dico che siano giuste o sbagliate. Dico che l’aritmetica gli dà torto”. Di recente anche un sostenitore del renzismo, Walter Veltroni ha ammonito: “La storia è l’anima del Pd e bisogna avere cura, altrimenti comincia una lenta diaspora, una perdita di consenso con conseguenze elettorali”. L’elenco può proseguire con il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti. E infine gli uomini del territorio: l’ex sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, che si consola con la direzione dell’Agenzia del Demanio, il sindaco di Savona, Federico Berruti, e l’ex dirigente campano, Carlo Marino.