Via alle verifiche, i furbetti del Cashback nel mirino. Sotto la lente le micro transazioni fatte per ottenere il superbonus. Concessi sette giorni per giustificare le operazioni sospette

Cashback
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Con un messaggio che avvisa del controllo e dà agli utenti 7 giorni per provare che si tratta di un errore, sono iniziate le prime verifiche contro i cosiddetti furbetti del Cashback. La stretta, da tempo preannunciata, arriva a un mese dalla chiusura del primo semestre del programma che assegna 150 euro di rimborso agli utenti che hanno effettuato almeno 50 operazioni con pagamento elettronico e, soprattutto, un Supercashback da 1.500 euro ai 100 mila italiani che hanno utilizzato maggiormente le carte, le applicazioni per smartphone e i bancomat.

Un tesoretto su cui, però, in molti hanno provato a mettere le mani con operazioni assolutamente inverosimili grazie alle quali gonfiare il numero delle proprie transazioni, frazionando gli acquisti in modo da scalare la classifica per il maxi rimborso previsto dal programma Cashback. Così a finire nel mirino degli accertamenti, sono finite proprio queste “transazioni anomale” che sono “ricorrenti”, di “importo irrisorio” ed effettuate in “numero elevato presso lo stesso esercente e nello stesso giorno”. Operazioni, come i rifornimenti presso i distributori di carburante con decine di mini operazioni da pochi centesimi, che sono considerate sostanzialmente “abusive” e quindi, salvo i clienti riusciranno a spiegarne la natura, verranno stornate dal conteggio totale.

MISURA VINCENTE. Si tratta di una serie di controlli che erano nell’aria tanto che già nelle settimane scorse, in risposta a diverse interrogazioni parlamentari, il Governo aveva ampiamente preannunciato spiegando che era già in corso il monitoraggio del fenomeno delle micro-transazioni sospette. Un’analisi che, tra le altre cose, potrebbe portare anche a proposte per eventuali modifiche al Cashback voluto dall’ex premier Giuseppe Conte, rivelatosi un successo ben oltre le aspettative, per ridare ossigeno ai commercianti tradizionali, stremati prima dalla concorrenza dei mega store online e dopo dalla pandemia.

Uno strumento su cui ieri si è pronunciata anche la Corte dei Conti che, nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2021, scrive a proposito del Cashback, che “la prosecuzione del Programma dovrà trovare supporto nella compiuta conoscenza di elementi quali la valutazione degli effetti prodotti nei diversi settori interessati e l’impatto in termine di emersione di ricavi e compensi precedentemente occultati”.