Verso il voto

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di Gaetano Pedullà

Renzi alla fine ha preferito mettere le mani avanti: il voto del 25 maggio non sarà un referendum sul governo. Affermazione bizzarra, soprattutto se fatta da un Presidente del Consiglio mai passato dalle urne. Alle ultime battute di una campagna elettorale in cui non si è mai parlato di Europa, ma solo di temi (e miserie) di casa nostra, quella che uscirà dai seggi sarà la mappa più aggiornata di cosa vogliono gli italiani. E qui fa bene Renzi a preoccuparsi, perché il distacco dalla politica è profondo. A sintetizzare l’aria che tira meglio di tutti è l’ex sindaco Pd di Venezia, Massimo Cacciari. Se costretto a votare – ha detto – sceglierei Grillo. Almeno proviamo una follia nuova. Quelle già provate nauseano.
Chi ostenta sicurezza è invece il Capo dello Stato, che ha liquidato il nuovo avviso di sfratto spedito da Grillo con un laconico “C’è libertà di parola”. E ci mancherebbe! Di parole in libertà d’altronde ne stiamo sentendo a iosa. L’oscar spetta sicuramente a Berlusconi, condannato ai servizi sociali per evasione fiscale, che accusa Grillo di essere un evasore. La risposta: è un pover’uomo. Siamo in un pollaio, insomma, e non difficile capire perché molti questo giro non andranno a votare. Terreno fertile per la speculazione internazionale che ha ripuntato l’Italia. Anche ieri lo spread tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è continuato a salire. Tanto qui si parla di tutto, anche di Dudù, ma di come liberarci dalla dittatura dei mercati, di come essere padroni in Europa e non sudditi, non si dice niente. E poi ci meravigliamo se a Bruxelles contiamo niente.