Verso Ter di Conte. Ma possono saltare Bonafede e la Catalfo. Italia Viva alza il tiro su Mes e Giustizia. E i 5 Stelle sono già sulle barricate

Bonafede Conte
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Lo sappiamo bene: ogni volta che ci sono giri di consultazioni, mandati esplorativi e crisi istituzionali, la partita in campo può cambiare ogni giorno e, in alcuni casi, ogni ora. Basta – specie in questa circostanza – una battuta fuori posto o una battaglia portata avanti fuori misura, per far saltare un’intesa che già dalle premesse sembra parecchio labile. Oggi, d’altronde, conosceremo la verità: Roberto Fico dovrà tornare al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e riferire sul mandato esplorativo.

Ma a che punto siamo arrivati? Secondo quello che risulta al nostro giornale, anche grazie al muro del Movimento cinque stelle che ha posto come condizione per la sottoscrizione del documento programmatico l’intesa sul nome di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio, le chance del Conte-ter risultano sempre più probabili. Nei corridoi parlamentari c’è chi lo da’ già come cosa fatta. Come in tutte le trattative, però, se su qualcosa si vince, su altro bisogna mediare e, in alcuni casi, cedere totalmente il passo.

Ecco perché, contrariamente a quello che si racconta, la partita sui temi programmatici va di pari passo – anche se sottobanco e in maniera ufficiosa – con quella sui nomi dei futuri ministri. Condizione sempre più esiziale per la formazione di un governo politico sembrerebbe essere la rinuncia alla riforma della giustizia e il cambio di guardia al ministero. Molto probabilmente, dunque, bisognerà rinunciare ad Alfonso Bonafede. E con lui un altro nome a rischio è quello di Nunzia Catalfo: negli ultimi giorni (e ancora ieri) Renzi è tornato a battere sulla necessità di modificare il Reddito di cittadinanza.

E, sebbene il Movimento abbia rilanciato col salario minimo, è altrettanto vero che sia sulla riforma della giustizia sia sulla norma bandiera del Movimento, Italia viva avrebbe incontrato i “favori” anche del Pd. Cosa che, ovviamente, rende la trattativa molto più complicata. In questo quadro, ovviamente, anche altri ministri salterebbero, a cominciare da alcui dem (Paola De Micheli, su tutti). Un altro nome che è nell’aria tra le new entry è quello di Alessandro Di Battista, mossa concepita anche per “contenere” la fronda interna al Movimento e per assicurare agli attivisti che resterà anche nel Conte-ter il vero animo grillino.

“Bisognerà vedere cosa ci sarà nel programma”, fa sapere però un deputato vicino a Dibba. Resta in questo quadro un punto su cui, al di là di opinioni interne, tutto il Movimento (specie il vertice) concorda: solo un governo politico (e con Conte) può tenere i Cinque stelle uniti. Un governo istituzionale rischierebbe realmente di spaccare – e definitivamente – il Movimento. Non sono pochi infatti, assicura più di qualcuno, i parlamentari disposti ad appoggiare un esecutivo del presidente (anche con Draghi). Per il bene del Paese, dice qualcuno. Per salvare la poltrona, mormora qualcun altro.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I finti miracoli di Gualtieri

Facciamolo santo subito. E visti gli ultimi miracoli, mettiamolo tra i beati che contano, minimo minimo alla destra del Padre. A Roberto Gualtieri, d’altra parte, i prodigi vengono così, naturali. Prendiamo la sporcizia di Roma. Aveva promesso una pulizia straordinaria a dicembre, e puntualmente il

Continua »
TV E MEDIA