I vescovi condannano il Cav: la sentenza morale è servita. La Cei spara su Berlusconi. E su un suo rientro in campo Bagnasco ribadisce: “Faccia i conti con il contesto”

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Assolto dai giudici, non dalla morale. Potrebbe essere sintetizzato così il pensiero del mondo cattolico, sceso prepotentemente in campo contro Silvio Berlusconi dopo l’ultima e definitiva fase del processo Ruby. Mentre un Berlusconi felice e pronto a tornare in campo celebra la sua vittoria giudiziaria, i vescovi gli guastano la festa tuonando giudizi morali. L’entusiasmo con il quale l’ex premier e i suoi fedeli hanno accolto la sentenza a Palazzo Grazioli, infatti, è stato prontamente smorzato dalla Chiesa, che passa all’attacco cancellando la sentenza ufficiale e tirando in ballo il “rilievo istituzionale e morale” del caso in una battaglia, almeno formale, contro comportamenti contrari al pubblico costume.

LA SENTENZA MORALE

E quale migliore occasione del caso “Ruby Rubacuori” per sentenziare sulla vita giudiziaria e politica del Paese? Eppure era stato proprio Papa Francesco a dettare la linea della non ingerenza della Chiesa nella politica. Secondo Bergoglio, che in questi due anni di Pontificato ci ha abituato a discorsi spiazzanti, “un buon cattolico offre il meglio di sé affinché il governante possa governare”. Cioè la preghiera.

AVVENIRE E CEI CONTRO IL CAV

Il caso Ruby aveva provocato indignazioni già in passato (nel 2011 l’allora segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, aveva parlato di “disagio morale della collettività” che “guarda sgomenta gli attori della scena pubblica”), ma ieri è arrivata la stangata definitiva. La prima bacchettata la dà Avvenire, il quotidiano dei Vescovi. Il suo direttore, Marco Tarquinio, risponde ai lettori sottolineando che “c’è molto da riflettere su come è stato imbastito il processo e sulle sue conseguenze, ma l’esito penale favorevole a Berlusconi non cancella il rilievo istituzionale e morale del caso”. Il ragionamento di Tarquinio è chiaro: aver escluso la responsabilità penale non cancella la promiscuità delle cene galanti di Arcore. “Anche solo per il fatto che un simile processo sia stato possibile – scrive il direttore del quotidiano – è evidente che un’assoluzione con le motivazioni finora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale”. Sottolineando che nelle lettere giunte al giornale ci sono “pensieri conditi da risate”, Tarquinio commenta: “Credo che in realtà ci sia poco da ridere”. L’altra botta arriva dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal suo segretario, monsignor Nunzio Galantino, che prima si schiera con Avvenire (“Ha preso una posizione coraggiosa che va sostenuta e confermata”) e poi aggiunge: “La legge arriva fino a un certo punto, ma il discorso morale è un altro”. Secondo il segretario della Cei la questione non riguarda “solo Berlusconi, ma tutte le volte in cui c’è una assoluzione bisogna andare a leggere le motivazioni” e, facendo l’esempio della legge sull’aborto, il vescovo fa presente che “se un fatto è legale non è detto che sia morale”.

BAGNASCO RIBADISCE LA LINEA

Dopo la presa di posizione di ieri, oggi è il presidente della Cei Angelo Bagnasco a scendere nuovamente in campo per sottolineare che l’assoluzione di Berlusconi “non cancella il dato morale” della vicenda. Per un rientro in campo, dice Bagnasco, “non bastano le decisioni personali, c’è un contesto con cui fare i conti”.

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