Via libera entro lunedì. Ma sulla Manovra è assedio dai ministeri. Il decreto maggio diventa dl rilancio Stallo sugli immigrati da regolarizzare

di Raffaella Malito
Politica

Si chiamerà “decreto rilancio” l’ex dl aprile destinato a sbarcare in Cdm entro questa settimana o al massimo all’inizio della prossima. Una maxi manovra da 55 miliardi che il governo sta faticando a chiudere per alcuni capitoli che continuano a dividere, come quello sugli aiuti alle imprese. Per i quali si attende, poi, l’arrivo dall’Ue dell’aggiornamento del Temporary framework sugli aiuti di Stato. Tanto che non si esclude uno spacchettamento del provvedimento. Ciascun ministero ha stilato un elenco di proposte per ridare fiato al Paese, messo in ginocchio dall’emergenza Covid-19, e sostenere lavoratori, famiglie, imprese. Le ricette sono state messe insieme in quello che, il ministero dell’Economia chiarisce, non è la bozza del prossimo decreto ma “un brogliaccio, un documento di lavoro”.

LISTA DEI DESIDERI. Si tratta di un corposo volume di circa 800 pagine: molte proposte sono incomplete, altre non trovano il parere favorevole della Ragioneria, e spaziano dal lavoro alla salute, dalla famiglia allo sport. Per il lavoro si segnala un allungamento della Cig fino a 12 settimane, un’indennità a colf che va da 400 a 600 euro, lo stop ai licenziamenti per 5 mesi. E, soprattutto, il reddito di emergenza. Che si fissa in tre mensilità e in una forchetta che va da un minimo di 400 a un massimo di 800 euro. Il ministero della Salute chiede 1,5 miliardi per rafforzare l’offerta sanitaria territoriale e 2,1 miliardi per riorganizzare le terapie intensive. Proposto un prezzo calmierato per mascherine e disinfettanti. Per le famiglie salirebbe da 600 a 1.200 euro (e fino a 2.000 in favore del personale sanitario) il bonus per il baby sitting che si estenderebbe anche ai centri estivi. Smart working per i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni.

Dal Miur la richiesta di stanziare risorse pari a 370 milioni per garantire la ripresa dell’attività scolastica in condizioni di sicurezza e per assicurare alle scuole interventi di pulizia per l’esame di Stato 2019/20. Il ministero dello Sport chiede il rimborso degli abbonamenti per l’accesso agli stadi, palestre e piscine. E l’istituzione di un fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale. Il Miur chiede invece il rimborso dell’abbonamento per i trasporti pubblici non utilizzato. Per il turismo si prospetta un bonus vacanze a favore dei nuclei familiari meno agiati nel limite massimo di 500 euro. Dal Mibact si chiede un “fondo emergenze” da 150 milioni per editoria, musei e luoghi di cultura. Per le imprese invece un fondo emergenziale di 1 miliardo, a tutela delle filiere in crisi e uno sconto delle bollette elettriche per le piccole attività produttive e commerciali. Di sicuro ci saranno nel decreto buoni fino a 500 euro per le bici, con 125 milioni a disposizione, e il superbonus sui lavori green che scatterà da luglio.

Rimane ancora aperta la partita sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri. Italia viva ha proposto permessi di sei mesi rinnovabili per altri sei e vuole estendere la misura anche a colf e badanti. I 5Stelle ribadiscono il loro no a qualsiasi sanatoria, guardano solo ai lavoratori stagionali e non all’insieme dei cittadini irregolari. E sono pronti a concedere un mese, al massimo due. Si è tentata una mediazione sui tre mesi ma l’intesa politica non è stata ancora ufficializzata. A tenere alta la tensione è anche il braccio di ferro che i renziani – nonostante la tregua siglata giovedì con il premier – continuano a fare sul Guardasigilli. Da Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e lo stesso Matteo Renzi non arriva la certezza di un “no” alla mozione di sfiducia presentata dal centrodestra nei confronti di Alfonso Bonafede. “Vedremo”, dicono. Un modo questo per giocare al rialzo? Forse. Ma di certo è un gioco che irrita gli alleati, per quanto molti continuino a ritenere quello di Renzi un bluff. In caso di crisi la Boschi dice di non riuscire a immaginare un ritorno al voto. Giuseppe Conte, e soprattutto il Quirinale, però la pensano diversamente.