Vice infermieri per tappare i buchi di personale in Sanità, l’ultima trovata della Regione Lombardia

Vice infermieri per coprire la carenza di personale in Sanità. Ecco la ricetta della Lombardia. Ma si rischia una pioggia di ricorsi

Vice infermieri per tappare i buchi di personale in Sanità, ora la Lombardia copia il Veneto. Pensando all’istituzione della figura del “vice-infermiere”, appunto. Ovvero di un Operatore SocioSanitario (Oss) che sostituirebbe l’infermiere con 300 ore di formazione, attraverso competenze espressamente infermieristiche.

Vice infermieri per tappare i buchi di personale in Sanità, l’ultima trovata della Regione Lombardia

Una decisione che l’assessorato regionale intende prendere per far fronte alla carenza di personale nelle strutture sanitarie, prendendo esempio – appunto – dal Veneto, dove saranno formati 510 operatori sociosanitari specializzati.

L’ideona della Lombardia

A mettersi già di traverso è però la Federazione Migep che attraverso una lettera aperta si scaglia contro questa decisione. “Bisogna rimodellare la figura dell’Oss – dice il coordinatore nazionale Angelo Minghetti – attraverso una formazione europea, con una giusta retribuzione economica e con competenze chiare che non invadano il campo infermieristico con rischi di denunce penali. La figura dell’Oss non deve sopperire la carenza infermieristica, ma deve avere un suo ruolo e un suo profilo”.

La Federazione ha infatti espresso diverse perplessità su come la Regione voglia utilizzare questo personale. Secondo il Migep, infatti, mancherebbe una programmazione efficace del numero degli infermieri, come denunciato da anni. Servirebbe, a tal proposito, un diverso inquadramento del personale perché “questa situazione – continua Minghetti – sarà soggetta a qualsiasi ricorso al giudice del lavoro”.

Solita propaganda

A commentare la vicenda è anche Gregorio Mammì, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle della Lombardia e segretario della III Commissione Sanità e politiche sociali: “La smetta il Centrodestra di fare campagna elettorale sulle questioni che da decenni, con loro al comando, si sono incancrenite. Sulla questione del “vice infermiere” si vuole spostare l’attenzione dalla carenza del personale e dalla disorganizzazione del sistema Lombardo”.

Si tratterebbe, infatti, di un passaggio di competenze tipiche degli infermieri agli Oss che, secondo Mammì, potrebbe comportare “il rischio di nuocere ad entrambe le professioni, nonché agli stessi cittadini in termini di assistenza, senza tra l’altro risolvere il problema della carenza cronica di personale sanitario”.

Anche Michele Usuelli, consigliere regionale di +Europa – Radicali denuncia la scelta della Giunta: “Per ovviare alla (relativa) mancanza di medici e di infermieri, basterebbe davvero che la Regione studiasse, capisse, imparasse a utilizzare e distribuire al meglio le preziose risorse umane che ha, ciascuna con la propria professione e professionalità. Ecco perché, a mancare, non sono tanto medici e infermieri: ciò che davvero manca è la competenza di questa maggioranza nel gestire la sanità in Lombardia”.

Le altre trovate del Pirellone

Tra le novità proposte dalla Regione Lombardia avevano già fatto discutere le recenti parole dell’assessore al Welfare, Letizia Moratti, sull’introduzione degli infermieri come supplenti dei medici di famiglia per affrontarne la carenza.

Una sperimentazione in corso in alcune Asst. L’annuncio della vicepresidente della Lombardia aveva quindi trovato già nei giorni scorsi la piena opposizione della Federazione italiana medici di medicina generale: “Parole irrispettose nei confronti dei medici e del loro lavoro, ma anche verso gli infermieri. Come se questi ultimi fossero dei “piccoli medici” e non avessero una professionalità distinta e autonoma.

In particolare, sono parole sconcertanti per i cittadini lombardi, molti di loro privi del medico di famiglia, che si vedono proporre un “supplente”.

Carola Olmi

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