Vice ministri e sottosegretari. Corsa all’ultima poltrona di Governo. Draghi vuole uomini di fiducia nei posti chiave. Ma i partiti scalpitano per sedare i malumori interni

PIER PAOLO SILERI
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Fatto il governo, ora Mario Draghi deve formare il sottogoverno e l’impresa non si presenta molto più semplice della prima. I posti in ballo tra viceministri e sottosegretari sono tra i 37 e i 42. Il premier sembra intenzionato ad affidare i ruoli chiave sempre a tecnici di sua fiducia, ma deve tenere anche conto degli appetiti dei partiti e delle necessità delle stesse forze politiche che lo sostengono di riequilibrare le posizioni rispetto alle nomine dei ministri.

Il Pd è infatti alle prese con le forti polemiche legate all’assenza di donne nell’esecutivo, la Lega reclama maggior potere soprattutto nel dicastero più caro a Matteo Salvini, il Viminale, il Movimento 5 Stelle vuole presidiare quei Ministeri cruciali nelle battaglie sinora portate avanti dai pentastellati e Forza Italia intende avere voce in capitolo dopo essersi trovata con tutti ministri senza portafogli. Equilibri difficili da costruire, con una squadra che dovrebbe essere ufficializzata entro la fine della settimana o al massimo nei primi giorni della prossima, dopo il voto di fiducia alla Camera e al Senato.

I NODI. Sul fronte dem si sta impegnando il segretario Nicola Zingaretti in prima persona per cercare di ottenere una squadra di sottogoverno il più possibile in rosa e far rientrare così il dissenso esploso dopo che un Ministero è andato a soli uomini. Si vocifera così di una possibile conferma per le numero due uscenti, da Simona Malpezzi a Marina Sereni, da Alessia Morani e Francesca Puglisi, da Anna Ascani a Lorenza Bonaccorsi, fino a Sandra Zampa alla Salute.

Proprio per quanto riguarda il Ministero retto da Roberto Speranza, dove cerca un bis anche il pentastellato Pierpaolo Sileri (nella foto), non mancano però le difficoltà, considerando che la maggioranza si è allargata e i posti per i giallorossi si sono di conseguenza assottigliati. La stessa Lega, oltre a puntare al Viminale, vorrebbe infatti ridimensionare il peso dell’esponente di Leu con un proprio rappresentante al dicastero della salute.

Sempre in casa dem ad ambire a un incarico sono inoltre Roberta Pinotti, Debora Serracchiani e Lia Quartapelle. Senza contare che una riconferma la ricercano anche gli uomini, partendo da Antonio Misiani all’Economia e Matteo Mauri all’Interno. Il Movimento 5 Stelle è poi alle prese con una fronda piuttosto ampia e i governisti sperano che con scelte oculate relative a viceministri e sottosegretari in parte possa rientrare. Mentre al Mef si fa anche il nome della dem Marianna Madia, ad ambire alla conferma è così Laura Castelli.

Un bis cercato alle infrastrutture anche da Giancarlo Cancelleri. I 5S cercano inoltre spazi nel Ministero su cui hanno spinto maggiormente, quello dell’ambiente e della transizione ecologica, ambito soprattutto da Stefano Buffagni. Al Viminale poi punta al bis Carlo Sibilia, mentre Vito Crimi potrebbe approdare al Ministero della giustizia, Luigi Gallo all’istruzione, per cui si parla però anche di Gianluca Vacca, e Andrea Cioffi al Mise.

La Lega spinge su un incarico per l’ex sottosegretario Claudio Durigon, su Stefano Candiani per il Viminale, Guglielmo Pepe, e Lucia Borgonzoni, che vorrebbe tornare ai Beni culturali. Si vocifera inoltre di uno spazio in via Arenula per Giulia Bongiorno. FI, invece, sembra pronta a schierare il senatore Francesco Battistoni, Andrea Mandelli e Francesco Paolo Sisto. Per quanto riguarda, infine, Italia Viva si fanno i nomi di Ettore Rosato e Maria Elena Boschi. Ma un posto nel sottogoverno lo cerca anche il centrista Bruno Tabacci. Ancora una volta più nomi che poltrone.

 

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