Vita dura contro gli incendi. I pompieri sono rimasti soli. Dall’ex Forestale solo poche unità, il corpo è confluito quasi tutto nei Carabinieri

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Il caldo africano arrivato prima del previsto ha fatto già scattare l’allerta incendi. Un allarme a cui si spera non seguano le fiamme, perché contro il fuoco il nostro Paese ha le armi spuntate. Pochi uomini e il caos organizzativo rischiano di essere deleteri per gestire grandi emergenze. Una situazione figlia anche dell’assorbimento del Corpo forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei carabinieri prevista dal decreto legislativo 177 del 2016. Un provvedimento che, inoltre, attribuisce ai Vigili del fuoco le competenze in materia di lotta agli incendi boschivi che prima spettavano alla forestale in concorso con le Regioni. Non ci sarebbe stato nulla di grave se solo all’assorbimento delle competenze fosse seguito anche un proporzionato incremento delle unità operative destinate a domare le fiamme nei boschi. Perché non è andata proprio così, con gli ex forestali spediti per la gran parte a fare i carabinieri. Nel corpo dei Vigili del fuoco, infatti, sono arrivati solo 365 ex forestali di cui 95 elicotteristi che, in molti casi, sono sospesi in un limbo normativo e giacciono in alcuni comandi abbandonati a se stessi. Un numero comunque esiguo e quindi inadeguato a sostituire degnamente la vecchia forestale. Senza dimenticare che i pompieri sono già sott’organico di circa 3mila unità. Si spera per poco, visto che nella legge di stabilità sono stati stanziati i fondi per le assunzioni, anche se mancano ancora i decreti attuativi.

Emergenza totale – Quello in corso è un anno di transizione per il passaggio di consegne tra Forestale e Carabinieri/Vigili del fuoco. A questo caos però si aggiunge la sordità di alcune regioni che hanno la competenza per la lotta agli incendi boschivi. “Molte regioni  non hanno valorizzato questa attività dei vigili del fuoco e non hanno ancora stipulato le convenzioni che stanziano i fondi di potenziamento del servizio o lo hanno fatto in modo insufficiente”, ha ammonito Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato Conapo dei Vigili del fuoco, “Ne discende che in alcune regioni la coperta è corta e quando i vigili del fuoco sono impegnati negli incendi boschivi si rischia di non poter garantire le attività di soccorso pubblico urgente. Servono soluzioni politiche e linee di indirizzo univoche”. Una situazione variabile quindi a seconda dei territori. Particolarmente delicata in Sicilia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria dove, ha denunciato nei giorni scorsi il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, non è disponibile alcun mezzo aereo per intervenire immediatamente in caso di incendi dalle grosse dimensioni com’è stato, per esempio, quello in Portogallo nel bosco di Pedrógão Grande che ha ucciso, tra sabato e domenica, oltre 60 persone. Tristi fatti di cronaca come quello portoghese impongono di affrontare un  problema che è stato sottoposto all’attenzione del Governo dalla deputata del Movimento 5 Stelle Tatiana Basilio. La parlamentare ha presentato un’interrogazione su tutto questo caos che vige nella gestione degli incendi boschivi e adesso spera che la risposta arrivi prima che le fiamme divampino incontrollatamente.

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di Gaetano Pedullà

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