“Vince l’Europa, perdono i sovranisti. Determinante il peso dei 5 Stelle”. Parla il sottosegretario agli Esteri, Di Stefano: “Con l’intesa di Bruxelles il Mes non è più una priorità”

di Raffaella Malito
L'intervista

“Il risultato raggiunto in Europa sul Recovery fund va oltre le nostre aspettative perché il valore finale è stato addirittura rivisto al rialzo”. è ampiamente soddisfatto il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano dell’accordo raggiunto nel vertice Ue.

Conte lo ha definito un momento storico per l’Italia e l’Europa.

“Quello che mi piace notare è il risvolto politico di questa storia. Solo due mesi fa esistevano solo due correnti: quelli del dobbiamo prendere il Mes perché non c’è nient’altro a disposizione e quelli invece del non avremo nulla perché non siamo abbastanza forti in Europa. Poi c’era un partito, il M5s, che sosteneva Conte sulla linea del dobbiamo imporre una nuova linea di credito, logiche che non abbiano condizionalità. E la storia ci ha dato ragione”.

Matteo Salvini, invece, sostiene che è una grossa fregatura.

“Onestamente a Salvini sta replicando la storia. Persino i suoi alleati di destra lo stanno scaricando perché la sua linea è diventata patetica. Ha perso ovunque perché il fronte dell’ultra-destra europeo, dove siede comodo, oggi ha avuto un grande smacco perché, grazie alla spinta dell’Italia e di Conte, l’Europa oggi ha dato una risposta concreta”.

Come dovremo secondo lei spendere questi soldi?

“Siamo molto felici che la logica dell’erogazione di questi soldi rispecchi chiaramente la visione del governo e del M5S. Noi abbiamo sempre detto che dobbiamo investire in innovazione e sviluppo verde”.

Il Mes ora che è stato raggiunto l’accordo sul Recovery fund passa in secondo piano?

“Stiamo parlando di 209 miliardi contro i 36 miliardi del Mes, che matematicamente passa in secondo piano. Certo se al Mes togli le condizionalità non è più il Mes. Siamo sempre disponibili a ragionare ma oggi non mi pare una priorità”.

Il risultato in Ue è frutto di un lavoro di squadra del governo. Perché non replicare tale successo nei territori con le regionali alle porte?

“In Liguria lo stiamo facendo. Ma l’esperienza del governo attuale nasce dal fatto che abbiamo raggiunto una mediazione su un presidente che fosse una faccia nuova, espressione di programmi nuovi. Se tratti su alleanze regionali e si presentano ancora i De Luca per noi non ci può essere margine di trattativa”.

Anche Emiliano in Puglia è da considerare alla stregua di De Luca?

“Noi abbiamo proposto un’alternativa reale ai presidenti che hanno tradizionalmente governato col Pd altrimenti non sarebbe stata rappresentativa di una nuova coalizione. Il problema non è Emiliano ma i criteri della scelta”.

Ci sarà un passaggio su Rousseau?

“è una piattaforma innovativa che allarga il principio democratico a tutti i nostri elettori e sostenitori. Non ci ha mai spaventato farvi ricorso”.

Al Senato il gruppo ha approvato una modifica al regolamento con cui si rende vincolante la linea politica decisa in assemblea.

“Oggi specie al Senato, credo, ci sia un forte senso di responsabilità e comprensione del momento storico che stiamo vivendo. Noi dobbiamo dare risposte al paese non alle voci interne al singolo partito. Non mi occupo di questo, perché non è ciò che fa bene al paese. Non è tempo di giocare”.

Dopo le regionali dovrebbero tenersi gli Stati generali…

“Per noi è urgente arrivarci ma nei tempi giusti. Per esempio ora è importante discutere sull’utilizzo dei fondi europei su cui si è trovato l’accordo. Non abbiamo fretta di anteporre gli Stati generali alla tenuta del paese”.

è fiducioso sulla tenuta del governo?

“Molto fiducioso. Anche perché credo che nessuno si voglia prendere la responsabilità dell’opposto”.