Vincoli Ue, partiamo col Bonus

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di Gaetano Pedullà

Speriamo che duri. In altri tempi e con altri governi mica ce la cavavamo con un minuscolo Consiglio dei ministri e un aggiustamento di quattro miliardi e mezzo spostati con la punta di matita da una pagina all’altra della nostra Legge di Stabilità. Il piede con cui parte la nuova Commissione europea è però quello giusto. E di fronte a una crisi senza precedenti, che i trattati su cui si basa la stessa Unione non potevano immaginare nemmeno, il responsabile degli affari economici Katainen ieri si è scordato di essere stato messo li dove sta per fare il falco. Italia e Francia partono quindi con il bonus. Nessuno però si illude che questo sarà sufficiente a invertire un ciclo drammatico. Basta guardare i dati dello Svimez sul Mezzogiorno per capire che qui serve ben altro che l’aspirina dello zero virgola in più o in meno sul deficit con cui destinare qualche spicciolo alla ripresa. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di un grandissimo piano di rilancio. Juncker ha promesso 300 miliardi. Ma consentire agli Stati di derogare un po’ di più ai vincoli riuscirebbe ad amplificare enormemente questo sforzo. Senza far finta di credere ai conti scritti a matita.