Nuovo caso di violenza sulle donne. L’ultima vittima è la Palombelli. Frase discutibile della giornalista sui femminicidi. E sul web femministe e politici la massacrano

BARBARA PALOMBELLI
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Che la tv, per sua natura, sia un mezzo che si presta alla semplificazione del linguaggio è un dato di fatto: gli slogan funzionano di più un pensiero elaborato e la ricerca di frasi “ad effetto” prevale sullo sforzo di dare vita ad un discorso costruttivo e ragionato. Anche chi non è solito trattare tematiche complesse in maniera superficiale – ed è questo il caso della giornalista Barbara Palombelli, professionista colta e preparata, oltre che donna attenta da sempre a determinate tematiche come il rispetto delle minoranze e delle discriminazioni di genere – può “scivolare” in frasi facilmente fraintendibili o in discorsi troppo complessi per essere affrontati in uno studio televisivo, per di più in un contesto come quello del “tribunale” di Forum – dove risulta oggettivamente complicato instaurare un dibattito difficile sulle ragioni del femminicidio.

“Parliamo di rabbia tra marito e moglie. Sette giorni, sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati? Oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte? è una domanda, dobbiamo farcela per forza, in questa sede, un tribunale”,: questa la frase “incriminata” pronunciata dalla Palombelli in una puntata a tema “violenze domestiche che, come prevedibile, ha innescato una serie infinita di polemiche, distinguo e reazioni rabbiose da parte dei soliti indignati di professione che per difendere le donne – e questo è il paradosso – si scagliano contro altre donne.

Perché chiaramente in prima fila a gettare fango e a mettere alla gogna chi – a torto o a ragione – viene messo nel mirino sono sempre le solite sedicenti opinioniste tuttologhe, presunte influencer, sacerdotesse della moderna Bibbia, quella del politically correct – espressione abusata e tirata spesso in ballo in maniera ridondante ma che in questo caso delinea perfettamente i parametri di quello che è successo: ovunque pullulano focolai di un nuovo femminismo talebano, intransigente e intollerante.

VITTIMA SACRIFICALE. È il femminismo 2.0, che ha immolato se stesso sull’altare del politicamente corretto e del #MeeToo. Se i movimenti che hanno caratterizzato gli anni ‘70 avevano come obiettivo l’emancipazione della donna sul piano lavorativo, culturale e simbolico e l’esigenza di una di ridefinizione dei diritti, alle neo femministe (e i neo femministi, che ci sono pure quelli) interessa molto di più cavalcare quello che si pensa possa portare loro visibilità, consenso o benefit vari e, oggi come oggi, lanciare una crociata contro il “maschio bianco eterosessuale” e dunque, per definizione prevaricatore, molestatore, violento e ovviamente sessista – nuovo termine simbolo di un’isteria collettiva assunta a dogma di pensiero – permette di “incassare” facili applausi.

“Sono stata accusata di assolvere gli uomini che usano violenza sulle donne” si è dovuta giustificare la Palombelli, sottolineando, come se non fosse ovvio, che la frase è stata estrapolata da un contesto e che la sua storia personale dice ben altro in merito. Ma nei processi mediatici, celebrati soprattutto sui social newtork, è tutto o bianco o nero, non ammettono possibilità di replica o di approfondimento e i leoni da tastiera non aspettano altro che scaricare sul malcapitato di turno una shitstorm che non si riserva neanche ad uno stragista. E la cosa più triste è che il mondo della politica si accodi a questo teatrino indecente e incivile. Per un pugno di like.