Violenza sessuale: maresciallo condannato a Latina. L’accusa: costrinse la vittima ad avere rapporti minacciando di farle togliere l’affidamento della figlia

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di Clemente Pistilli

Accusato di aver tempestato di telefonate una giovane, di averla minacciata e di averla costretta a subire rapporti sessuali in una stanza della Procura della Repubblica di Latina, ieri un carabiniere è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione. Una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Latina nonostante il pubblico ministero Raffaella Falcione, alla luce delle testimonianze raccolte in aula, avesse chiesto l’assoluzione per la violenza sessuale, sostenendo che il maresciallo dell’Arma, instaurato un rapporto con l’autrice della denuncia, fosse poi andato oltre, senza rendersi conto dello stato di sudditanza psicologica della donna.
La presunta vittima è una latinense, che all’età di 27 anni si era rivolta alla magistratura per denunciare il marito, accusandolo di violazione degli obblighi di assistenza familiare e di molestie sessuali sulla figlia. Nel 2008 la giovane, oggi 35enne, presentò un’altra denuncia, questa volta a carico di due carabinieri in servizio negli uffici della Procura di Latina. I due militari della sezione di polizia giudiziaria, in base alle indagini svolte, avrebbero ben presto iniziato a tempestare di telefonate la latinense, utilizzando i telefoni dell’ufficio. Mentre uno degli investigatori, accusato soltanto per le telefonate, è stato assolto, ieri per l’altro è arrivata la condanna. Il carabiniere, secondo gli inquirenti, tra il 2006 e il 2008 non si sarebbe limitato a telefonare dal suo ufficio alla latinense e a fare alla donna altre 197 telefonate utilizzando i suoi telefonini, ma avrebbe minacciato la donna di svolgere indagini superficiali nell’inchiesta a carico del marito di quest’ultima e di presentarla come una pazza ai servizi sociali, facendole così togliere la bambina, se lei avesse respinto le sue avances. In due occasioni la giovane sarebbe stata così costretta a fare sesso in una stanza della Procura. Rapporti sessuali negati dall’imputato, che nel corso del processo ha però poi cambiato versione, sostenendo di aver fatto sesso con la presunta vittima, ma che lei era consenziente. “La mia cliente era in una condizione di assoluta fragilità, non era in grado di reagire. I fatti nella loro crudezza mostrano che si è trattato di violenza sessuale”, ha sostenuto l’avvocato di parte civile, Leone Zeppieri. Una tesi che, nonostante la richiesta assolutoria fatta dal pm, ha convinto il Tribunale, che ieri sera ha condannato il carabiniere a tre anni e mezzo di reclusione, a risarcire i danni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici relativi a minori e donne.