Il virus rallenta, ma l’Italia è sempre più arancione. Dopo i dubbi dell’Ema anche il Governo frena sulla quarta dose. Iss: La probabilità di reinfettarsi è più alta tra i non vaccinati

arancione coronavirus
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L’Italia continua a cambiare colore: altre quattro regioni, infatti, sono passate in arancione. Si tratta di Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Sicilia. Puglia e Sardegna invece passano in giallo. A stabilirlo è il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha firmato una nuova ordinanza (leggi l’articolo). Le arancioni si aggiungono alla Valle d’Aosta che aveva cambiato colore la scorsa settimana e che ha rischiato il passaggio in zona rossa.

ITALIA A COLORI. Così nella geografia del virus rimangono in bianco, quindi con dei parametri di occupazione degli ospedali sotto la soglia stabilita Basilicata, Molise e Umbria. La media delle terapie intensive occupate in tutta Italia è al 17,3 per cento, in area medica è al 31,6 per cento. Ci sono 2011 nuovi contagiati settimanali su 100mila abitanti. È quanto emerge dagli indicatori sull’andamento dell’epidemia forniti dal report del Ministero.

Ma la situazione dell’intera penisola è variegata. In peggioramento – come abbiamo detto – si registrano il Piemonte che ha le terapie intensive occupate al 22,8 per cento e il Friuli Venezia Giulia con l’occupazione nei reparti dei malati più gravi al 22,9 per cento. Male anche la Sicilia che sta al 20,2 per cento in terapia intensiva e in Abruzzo che ha il 22,2 per cento dei posti occupati.

Mentre scende la soglia di criticità nella Lombardia dove ci sono il 15 per cento dei posti occupati in terapia intensiva e il 35,6 per cento in area medica. Sta meglio anche il Lazio: 17 per cento in terapia intensiva, 29,8 per cento in area medica. Il Veneto che è stato in bilico per tutta la settimana rimane in giallo con il 18 per cento in terapia intensiva e il 25,8 per cento in area medica.

In giallo anche Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, Veneto, Puglia e Sardegna. Ma cosa cambia nelle zone arancioni? Non molto in realtà. Perché tutte le attività rimangono aperte ma nei bar e ristoranti si potrà accedere solo se in possesso di certificazione verde rafforzata.

REBUS QUARTA DOSE. Chi non ha il Super Green Pass subirà ulteriori limitazioni: non potrà uscire dal proprio comune di residenza se non per motivi di “lavoro, necessità, salute o per servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune”, non potrà usufruire degli impianti di risalita nelle piste da sci né entrare nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, vietati i corsi di formazione in presenza e gli sport di contatto.

L’Ema ha suggerito ai ministri della Salute Ue di prepararsi alla somministrazione di una quarta dose di vaccino anti-Covid non appena i dati ne mostreranno la necessità. In particolare secondo l’Agenzia europea del farmaco è ragionevole pensare che la quarta dose sia da somministrare ai fragili e a coloro che hanno un sistema immunitario molto indebolito, ma sono necessari ulteriori dati. “Se avremo dati affidabili sulla necessità di una quarta dose dovremo essere pronti ad agire”, ha detto la Commissaria Ue per la Salute Stella Kyriakides.

La priorità deve essere, però, data ai non vaccinati, un quarto della popolazione europea. “Oggi parlare di quarta dose per tutti è prematuro e fuorviante”. Il sottosegretario, Pierpaolo Sileri (nella foto), chiarisce: “Se si dice quarta dose, la popolazione pensa: oddio, ora serve pure la quarta dose per tutti. No, è stato fatto un progetto sperimentale dove si è visto che potrebbe essere utile una quarta dose per determinati soggetti, ma questo era anche prevedibile”.

Dal 24 agosto scorso al 9 gennaio, infine, sono stati segnalati 108.886 casi di reinfezioni, pari a 2,7% del totale di quelli notificati. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni (3,2%) sul totale dei casi segnalati risulta stabile rispetto alla settimana precedente (3,4%). La probabilità di reinfettarsi con il virus Sars-CoV-2, ha riferito l’Iss, è più elevata nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con almeno una dose e negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione.